#VangeloDomenicale #VangeloDelleSolennità. Nascita di San Giovanni Battista: nel segno della misericordia e della benedizione.

Di Andrea Miccichè

Catania, 23 giugno 2018

La Chiesa oggi celebra la solennità della nascita di San Giovanni Battista, il precursore del Signore: il Battista diventa il punto di tangenza tra Antico e Nuovo Testamento.
È l’uomo dell’attesa, della preparazione, della via che si apre al compimento.
Proprio per questo, la liturgia di oggi non è incentrata sul martirio (la cui festa sarà celebrata il 29 agosto), ma sulla sua nascita: celebrando la nascita di San Giovanni Battista pregustiamo l’annunzio della Salvezza incarnata.

Tre i temi che colpiscono particolarmente: la misericordia di Dio, il nome del bambino e la benedizione.

Il Vangelo di Luca si apre con la meraviglia dei vicini e dei parenti che accorrono meravigliati da Elisabetta per glorificare “il Signore [che] aveva manifestato in lei la sua grande misericordia”: in Elisabetta si compie nuovamente il prodigio – tipicamente veterotestamentario – del parto della sterile e riecheggiano le parole del cantico di Anna “La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita” (1Sam 2,5b).
La misericordia di Dio non solo riequilibra quanto è impoverito dalla caducità della natura umana, ma sovrabbonda: Elisabetta non soltanto avrà la gioia immensa del figlio, ma al figlio sarà affidata la missione di aprire la via al Signore che viene.

Ed è ancor più singolare il posto che la madre ricopre nell’economia del racconto evangelico: è lei la prima ad attribuire il nome; non è un caso che Zaccaria, impossibilitato a parlare dopo la visione con l’angelo, si limiti a confermare quanto detto dalla moglie.
Il sacerdote che voleva far entrare Dio nei suoi calcoli di possibilità umane – e per questo colpito con la perdita della voce – ora riconosce che il Signore opera agli orizzonti del ragionamento umano.
“Giovanni è il suo nome”: Dio ha avuto misericordia.
Nel nome del Precursore troviamo impressa una sintesi e una promessa, il nesso inscindibile tra Antico e Nuovo Testamento.
Il fatto, poi, che questo nome non appartenesse ad alcuno della parentela, rafforza la novità della profezia: i legami umani sono trasfigurati e superati dalla dignità filiale divina.

Il Signore ricco di misericordia annuncia che è prossima la rivelazione della Salvezza definitiva e l’annunzio si concretizza in una persona.
Se è vero che, nella cultura ebraica, il nome evoca l’essenza dell’individuo, in Giovanni abbiamo espressa una missione e una Grazia.

Di fronte a questa sovrabbondanza, il cuore si apre alla benedizione.
Come Zaccaria, la nostra lingua, impacciata per il carico di peccati e sofferenze, incapace di trovare un motivo per gioire, prorompe in esultanza.
Che cos’altro è essere cristiani se non benedire Dio, riconoscendo che Sua mano è con noi (cfr. Lc 1,66)?

Il Vangelo, dopo il lungo salto del cantico di Zaccaria, si chiude con una notazione dell’evangelista, con cui si presenta un San Giovanni cin preparazione, nel deserto.

Anche lui, prima di manifestarsi al mondo, deve provare, come l’antico popolo d’Israele, il tempo del nascondimento e della tentazione, ma soprattutto dell’incontro con l’infinitamente Altro.

Buona Domenica!

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