#VivereVangelo: La grazia di non capire

Di Stefano G.

Modena, 22 giugno 2018

Mi rendo conto che per anni non ho chiesto altro a Dio che un unica cosa: capire! Capire la mia strada, capire il mondo, capire perché non riuscivo a superare certi limiti, capire il modo di racchiudere tutto in una formula bella, elegante, esauriente, pronta da tirare fuori nei momenti di dubbio per farti respirare.

Lui invece non ha fatto altro che sconvolgere i miei piani, farmi uscire dai recinti dei miei schemi, evitare di darmi qualsiasi idea. Mi ha fatto invece incontrare persone e vivere esperienze, che erano la perfetta risposta a tutto quello che non avevo chiesto, ma che in fondo evitavo di chiedere perché facevano paura…

Solo ora capisco meglio, perché l’ho provato sulla mia pelle, che il cristianesimo non è un sistema di idee, ma una rete di relazioni, non è qualcosa da capire, ma qualcuno da incontrare, non è sapere tutto di chi hai davanti, ma allacciare un rapporto di fiducia che ti permetta di tenere per mano chi ti guida, perché non sai dove ti porta, ma sai che ti vuole bene e non vuole farti del male.

Mi rendo conto che, se avessi preteso di vivere la relazione con mio padre partendo dalle idee che avrei potuto farmi di lui guardando la sua carta di identità, il codice fiscale e gli esami del sangue, mi sarei perso da piccolo la prima pescata, l’andare in bicicletta, i giri con mia madre, le battute, il profumo di papà che ti consola quando hai litigato o ti è andata male la giornata, così come i rimproveri e i limiti per imparare a vivere con gli altri.

Se avessi voluto sapere in anticipo dove mi portava il mio amico Ivan o avessi atteso di imparare ad orientarmi col sole, con le stelle, o guardando semplicemente le strade (cosa che non ho mai imparato a fare), non sarei partito con lui in bici, auto, moto, macchina, aereo per destinazioni assurde alle ore più improbabili e mi sarei perso alcune tra le sorprese più belle della mia vita. Come il piacere di perdersi senza il timore di smarrirsi, ma assaporando l’avventura del nuovo.

Perché incontrare l’altro è accettare che l’altro rimarrà sempre un po’ altro per te, e l’unico modo di stare con lui è entrare in dialogo, creando e rinnovando giorno per giorno la fiducia.

Mosè, l’amico di Dio che parlava con Lui faccia a faccia e che tornava dal monte raggiante, deve accettare di entrare dentro la nube per entrare in dialogo con Lui, e Maria, che crede nell’impossibile proposta di Gabriele, riceve al suo “come avverrà?”, la risposta che l’ombra dello Spirito Santo la coprirà. La croce, il momento di massima rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo, è segnato dall’eclissi del sole e dallo scandalo del rifiuto di molti.

Insomma Dio è un mistero, non è un problema. Il problema ha i suoi dati, una sua teoria e una sua soluzione. Ma quando entri nel mistero, il mistero è sempre più profondo, perché è la cifra del trascendente. Eppure la sua presenza è evidente e ti avvolge, ma mentre si svela, torna a velarsi nuovamente: questo è il doppio movimento della parola ri-velazione.

Mi ha colpito una frase di un amico, Don Alessandro, quando è venuto a scuola a spiegare ai miei alunni la Sindone e ci faceva vedere tutta la bellezza implicata in questa immagine che è un negativo fotografico, che può essere fotografato e riportato al positivo. Lui, a un certo punto, diceva: “Il buio di Dio è luce per gli uomini”.

Incontrare qualcuno è trovarsi davanti l’epifania di una libertà creativa che non potrai mai esaurire né fagocitare. L’unico modo per conoscere una persona è accettare la sua trascendenza, senza pretendere di gettargli una rete per possederla.

Fino a quando Pietro è rimasto un pescatore, pensava fosse necessaria una rete per com-prendere quel maestro che continuava a stupirlo e a sfuggirgli come un pesce. Poi Gesù lo ha reso pescatore di uomini e ha capito che gli bastavano le sue mani: una per stringere in un abbraccio il suo Dio, una per risollevare il fratello caduto e indicargli la meta della vita.

Stefano

2 Comments

  1. La pedagogia che Dio usa con noi creature è sempre qualcosa di molto diverso da ciò che pensiamo e spesso non la comprendiamo. Solo con il tempo e continuando a coltivare un rapporto di amicizia con Lui, guardando al nostro passato riusciamo a capire il perchè degli eventi della nostra vita. Caro Stefano tu ci sei arrivato ed è un grande dono di Dio.

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