#ParolaAVoi. Limiti: ostacoli o possibilità? I racconti delle terze di Massa finalese

Di Stefano G.

Modena , 29 maggio 2018

È l’età in cui ci si sente sempre inadeguati, ma è l’età dei grandi sogni e degli ideali che nascono. È l’età in cui si sperimentano i ruoli, si prova a sentire che cosa si vorrà fare da grandi e si cambia idea cento volte ogni giorno. È l’età in cui si prova a liberarsi dai limiti imposti dalla famiglia ed assaporare per la prima volta la propria libertà, ma è l’età in cui si sbaglia e si diventa pian piano consapevoli della propria responsabilità nei confronti della vita, per rispondere con verità e amore al senso che piano piano interpella i nostri cuori.

Con questi racconti scritti dalle terze di Massa finalese proviamo ad esplorare il mondo dei preadolescenti abitato da storie apparentemente dure e tragiche, ma che rivelano tenerezza e bisogno di una guida per crescere. Sono storie che riflettono il panorama di film, telefilm e video di youtube, terreno di missione in cui gli adulti si trovano a volte come esploratori di fronte a popoli e linguaggi nuovi in cui il Vangelo deve inculturarsi di nuovo per arrivare a parlare nella profondità delle loro e delle nostre vite.

Buona lettura!

Stefano G.

3AM

ANDARE AVANTI

Caro diario,
sono Sophie, ho diciannove anni e abito a Miami. Oggi è il 6 novembre 2017 e ti scrivo dal carcere di massima sicurezza della città. Ho bisogno di confidarmi con te, perché ho un problema.
Infatti è da tempo che frequentavo persone che credevo fossero amici. Senza rendermene conto, sono stata trascinata in qualcosa più grande di me: con la promessa di ricevere tanti soldi, ho cominciato a spacciare per le strade e proprio due mesi fa, dei poliziotti in borghese mi hanno arrestata. Ora sono disperata perché la mia famiglia non ha abbastanza soldi per pagarmi la cauzione e dovrò rimanere a lungo in questo luogo.
L’unico spiraglio di luce in tutto ciò è che ho iniziato ieri un corso di pittura creativa. Tutti i compagni di corso non mi vanno a genio e l’unico ad essere gentile con me è il poliziotto che controlla la lezione. Infatti ho notato che mi guarda sempre e i suoi occhi azzurro ghiaccio mi hanno fatto innamorare.
Credo proprio che questa cosa mi darà speranza per andare avanti e resistere fino a quando non uscirò. In attesa di novità, continuerò a scriverti per aggiornarti su quello che succede qui dentro.

Tua Sophie
6/11/2017

(Camilla, Ylenia, Alessia, Luigi)

VIVI LA VITA

Ci troviamo a Sidney, dove una ragazza di venti anni tenta il suicidio. Ora vi raccontiamo cosa è successo…
Siamo andati a conoscere dei ragazzi in un centro di salute mentale e abbiamo ascoltato parecchie storie: tra queste ci ha colpito molto quella di Stefany Allen. Ci ha raccontato che la sua infanzia è stata molto traumatica per lei. A soli tre mesi fu abbandonata dai suoi genitori dietro a un cassonetto, dove una signora anziana la trovò e la adottò. Quando andava a scuola, tutti la prendevano in giro, perché non aveva i genitori e questo le provocava molto dolore: continuò così per anni.
Era stanca, voleva solo che la lasciassero in pace. Era anche stanca di quel mondo che le provocava solo infelicità. Un giorno conobbe un ragazzo che le sconvolse la vita. Capirono di piacersi fin dal primo sguardo, così lui andò da lei a parlarle. Si frequentarono per alcuni giorni, poi si fidanzarono e lui la invitò a fare un viaggio in Italia, a Roma. Lei accettò molto volentieri e insieme passarono una bellissima settimana! Durante il ritorno, litigarono e lei tornò a deprimersi, pensando nuovamente al suicidio. Appena atterrati, prese la macchina, andò a sbattere contro un palo e venne ricoverata d’urgenza. Ma per fortuna i medici riuscirono a salvarla e, una volta ristabilita, lui le chiese scusa e le domandò di sposarlo.
Adesso lei racconta la sua testimonianza alle persone che entrano in questi centri di salute mentale e lancia un messaggio molto importante: “Non ascoltate le altre persone, perché vogliono solamente il vostro male. Ascoltate solo il vostro cuore e vivete la vostra vita!”.

(Benedetta, Simone, Nicola, Martina, Martino)

3BM

RICOMINCIARE DA CAPO

1 gennaio 1990

Sono seduta sul divano, ho la testa che mi gira, mi alzo barcollando. Sento ancora il sapore dell’alcool in bocca dalla sera prima. Cerco di ricordare quello che è successo, ma ho un vuoto, solo nero.

Cammino verso la cucina per prendere un bicchiere d’acqua, cercando di non cadere, guardo verso l’orologio per controllare l’orario, ma vedo tutto sfocato. Non vedo Ben, il mio ragazzo: sarà andato al minimarket a prendere qualcosa da mangiare. Accendo la radio per avere un po’ di sottofondo, ma sento tutt’altro che i soliti auguri di buon anno: introdotto dalla consueta musichetta del telegiornale, si sente un uomo abbastanza maturo annunciare il ritrovamento di un ragazzo sulla ventina in fondo ad un dirupo. Non sanno ancora di chi si tratti, ma stanno cercando di identificarlo. Mando giù l’acqua velocemente. Torno in salotto, aggiungo della legna al fuoco e torno subito sul divano sotto le coperte. Senza neanche accorgermene, mi sono già addormentata.

Apro gli occhi per colpa del rumore del campanello, vado ad aprire: è il postino. Mi consegna qualche busta e mi saluta: le appoggio sopra al tavolo, saranno solo della pubblicità.

Mentre mi incammino di nuovo verso il divano, sento l’ultima cosa che vorrei sentire al mondo: “È stato identificato il ragazzo entrato in coma: il suo nome è Ben Roy, cittadino canadese”. Mi si gelano le gambe. Come può essere successo? E se fosse solo una coincidenza? C’entra con il fatto che non ricordo più nulla della sera precedente? Mentre mi riempio la mente di queste infinite domande, suona di nuovo il campanello della porta. Non vado ad aprire, sono ancora pietrificata in mezzo alla stanza a pensare a tutte le possibilità di fatti che potrebbero essere avvenuti. Suona di nuovo il campanello, stavolta più a lungo. Vado ad aprire, ci sono due uomini in divisa da poliziotto. “Jessica Morin?” chiede quello più robusto. Rispondo con un sì balbettando. Continua dicendo: “Lei è in arresto per aver mandato in coma Ben Roy”.

1 gennaio 1992

Non ci credo ancora che siano passati due anni da quel giorno, il giorno in cui ho scoperto di aver quasi ucciso l’amore della mia vita. Ogni notte penso a tutti quei bei momenti passati insieme…

Mi risveglio da quel sogno a occhi aperti per colpa del poliziotto che ci ordina di muoverci per andare a fare colazione. Mi alzo e mi dirigo al refettorio per fare colazione, se così si può chiamare, visto il cibo della mensa. Oggi hanno annunciato le guardie, durante l’appello mattutino, che ci sarà la visita generale da parte del dottore del carcere a tutte le detenute. Devo ammettere che sono stata fortunata a capitare in un carcere femminile tranquillo.

È il mio turno per la visita, mi dirigo verso la saletta dove si assicurerà che io sia completamente sana. Mentre aspetta il risultato dell’analisi, per rompere l’orribile silenzio presente già da troppo tempo tra di noi, cerca di cominciare una conversazione. Mi chiede come mai io sia in prigione e io gli racconto tutta la storia, annuisce, finendo di compilare alcune scartoffie. Mentre mi alzo dalla sedia per andarmene: “Non avresti dovuto fare una cosa del genere, ma se sarai buona, il tuo fidanzato, Ben, ti saprà perdonare”.

Pensai a come farmi perdonare per tutta la notte, avevo ancora due anni di prigione davanti a me… posso pensarci ancora per due anni, ho tutto il tempo che voglio per scusarmi.

13 marzo 1994

Finalmente oggi mi hanno rilasciata, potrò finalmente ricominciare da capo tutto quello che ho, tutto quello che ho sbagliato. È sera, si è fatto tardi per colpa di tutti quei documenti da firmare. Prima del mio rilascio ufficiale, ho telefonato a Ben mentre stavo uscendo, sembrava abbastanza contento. Vado di corsa da lui, sono agitatissima. Appena arrivo, lo trovo sul vialetto davanti a casa nostra. Sono felicissima di vederlo e che mi abbia perdonata.

(Eva, Sara, Federico, Beatrice, Davide)

TOPI ED ELEFANTI

Luca, un ragazzo basso e magro, di tredici anni, frequenta la scuola di Massa finalese. Sembra un ragazzo normale, ma purtroppo viene preso di mira dai bulli dell’ultimo anno. Ogni giorno questi gli rubano la merenda e lo minacciano. Questi fatti lo portano alla timidezza più assoluta e così si rinchiude in se stesso. Luca vive molta della sua vita in depressione, a causa di questi fatti, e contemporaneamente i bulli prendono di mira anche Tommaso, il suo migliore amico.
Un giorno, piangendo e guardandosi allo specchio, Luca si rende conto che non può passare la sua adolescenza nascondendosi da tutti. Un pomeriggio i due amici si mettono a guardare insieme un documentario sugli animali, che parla degli elefanti. Questi sono gradi e grossi, ma hanno paura di una cosa sola: i minuscoli topi! Una voce entra all’improvviso nella testa di Luca e Tommaso: i bulli saranno anche degli elefanti, ma loro possono essere due topini!
Il giorno dopo, con forza e coraggio, i due amici affrontano i bulli che, sorpresi dal loro atteggiamento e non essendo più tanto sicuri di se stessi, scappano e non si fanno più vedere.

(Tommaso, Alex, Anita, Yulia, Samuele)

Jimmy e il sogno del basket

Jimmy è un ragazzo in sedia a rotelle. Ogni giorno guarda i ragazzi giocare a basket. Anche lui vorrebbe giocare a basket, ma pensa di non esserne capace, visto che è in sedia a rotelle.
Un giorno, mentre guardava due ragazzi giocare, uno di loro si avvicina a lui e gli chiede: “Ti va di giocare?”. Jimmy gli risponde che non ne è capace. Il ragazzo gli passa la palla e gli chiede di provare solo a fare un tiro. Dalla metà del campo Jimmy fa canestro.
Gli dice che è stato solo un colpo di fortuna. Prova ancora e fa di nuovo canestro. “Hai visto?” gli dice il ragazzo “sei molto più capace di tutta la nostra squadra messa insieme!”.
Il coach dei ragazzi, che ha assistito alla scena, stupito dal talento di Jimmy, gli propone di far parte della squadra. Jimmy accetta volentieri e anche lui può finalmente giocare a basket.

(Beatrice)

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