Rubrica #Riflessioni Cristiane: come fare discernimento?

Roma, 10 aprile 2018

Se la fretta fagocita la tua vita, tu fagocita la fretta.

Ogni giorno sempre la stessa storia: svegliati, corri, metro affollata, brutte notizie, belle notizie viste con sospetto, gestisci gli impegni, incontri, scontri, fatica, fame, pranzare se c’è tempo, cenare se non si è stanchi.

In questo breve nostro tempo per amare e far pratica di bene, ci ritroviamo oberati da ciò che non è tanto male, ma che neppure suona con tanta dolcezza e soavità.

Come sciogliere la matassa? Come capire se stiamo percorrendo la strada giusta? Come apprestarci al  buon cosiddetto “discernimento” della nostra vita, ovvero di ciò che facciamo nella nostra esistenza? A tutti i suddetti quesiti non risponderò esaustivamente, mi spiace.

Posso rispondere, tentando di parlare della mia esperienza, che, come tale, non è replicabile a mo’ di decalcomania nelle esistenze altrui.

Quando io sono stanco, mi fermo e comincio a pensare. Tranquilli: non è una citazione di qualche canzone di Jovanotti, ma soltanto un dato di fatto.

Guardo la mia vita in generale, tentando di comprendere se tutti i miei sforzi siano coerenti con la mia prospettiva di vita e la mia fede. Non è così semplice, anche se, leggendo queste poche righe, potrebbe sembrarlo.

Nessuno vorrebbe infatti vivere più vite, in modo schizofrenico. Tutti vorremmo capirci qualcosa ed è qui che sta il discernimento.

Le domande che, “marzullianamente” (scherzo: la faccenda è seria), pongo a me stesso sono le seguenti: quanto bene farebbe alla mia e altrui vita tale o tal’altra scelta? Cosa riuscirei a creare di bello, buono e concreto da un determinato progetto, piuttosto che da un’altro? Sono domande banali, ma che, da cristiano, hanno il fascino di una vita veramente evangelica.

Il Vangelo è via di santità e tutto quello che, nelle nostre giornate, profuma di Vangelo sa di santo. Assioma abbastanza evidente, direi. Provate però a pensarlo mentre state in metropolitana, di fretta, oberati dalle diuturne responsabilità: vi siete immedesimati? Bene, adesso ripensate quegli sforzi. Sono belli? Creano bene? Si fondano sulla stima di sé e per gli altri? Vi fanno gioire? Danno pace e facilitano il rapporto con Dio?

Alcune domande possibili. Alcuni esempi. La mia personale esperienza.

Io questiono sempre me stesso in questo modo e, seppur con fatica nel rispondermi, tutto ciò mi aiuta ad essere autentico; beninteso: non ho la pretesa dell’infallibilità, ma la speranza di andare nella direzione giusta.

Buona giornata, cari amici.

Luca Sc.

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