Rubrica #RiflessioniCristiane: Settimana Santa in Sicilia, tra pietà popolare e teologia dei segni

​Caltanissetta, 27 marzo 2018

La Domenica delle Palme ha dato avvio alla Settimana Santa, tempo sacro che culminerà nel Triduo Pasquale, e la liturgia si rinnova di nuovi segni, di simboli che aprono il cuore al Mistero…

La pregnanza delle celebrazioni di questi giorni si riflette sulla cultura e sulle tradizioni in modo determinante: la pietà popolare – definita da Papa Francesco “autentica espressione dell’azione missionaria spontanea del Popolo di Dio” – ha individuato forme particolari per trasmettere la fede nella Resurrezione lungo i secoli, facendo sì che l’ignoranza intellettuale non si trasformasse una ben più grave ignorantia Christi.

La Sicilia è l’esempio compiuto della ricchezza espressiva della Pasqua: processioni, rappresentazioni sacre, confraternite, riti penitenziali, canti di arcaica origine si succedono ininterrottamente per tutta la Settimana Santa, fino all’esplosione di gioia nella Domenica di Resurrezione.

È impossibile, forse poco interessante, individuare tutte le tradizioni che caratterizzano questi giorni; piuttosto, è bene rintracciare delle coordinate comuni, che danno il senso della profondità teologica nascosta dietro i riti della pietà popolare.

In primo luogo, bisogna ricordare l’elevato grado di affluenza del popolo: è proprio nella Settimana Santa che ci si riscopre Popolo di Dio, chiamato a seguire il Maestro crocifisso fino al Calvario, condividendo con Lui le sofferenze salvifiche.

Ed è altrettanto significativa la diffusione delle processioni: come Israele, anche il Popolo di Dio si riconosce itinerante verso il Cielo; perciò, procede composto per le vie del paese, in preghiera e silenzio.

Proprio a rimarcare il coinvolgimento di tutto il Popolo, anche della sfera civile ed economica, in molte città, come Caltanissetta ed Enna, le corporazioni di arti e mestieri (talvolta costituite in confraternite) sfilano con i costumi caratteristici.

In secondo luogo, l’essenza di questi giorni è la contemplazione degli ultimi momenti della vita di Cristo: a Trapani e Caltanissetta è famosa la processione dei “misteri” o “vare”, gruppi statuari corrispondenti alle stazioni della Via Crucis; la splendida fattura e il realismo artistico mettono a nudo la crudezza della Passione, una crudezza che ispira sentimenti di penitenza e di preghiera, nella certezza della misericordia del Signore.

Oltre alle processioni con gruppi statuari, sono organizzate rappresentazioni sacre, durante le quali sono messi in scena gli avvenimenti dall’agonia nel Getsemani fino alla morte in croce.

L’atteggiamento che caratterizza i fedeli è il risultato della stratificazione culturale che ha caratterizzato la nostra terra: la sanguigna passionalità araba prorompe nelle “ladate”, antichi canti, tramandati di generazione in generazione, che esprimono la durezza del sacrificio; le melodie aspre e l’uso di varianti dialettali ormai scomparse accompagnano il momento solenne del Venerdì Santo.

La penitenza si estrinseca in segni esteriori: la velatura delle immagini, l’elemosina, il “viaggio scalzo” (cioè l’accompagnamento del simulacro che rappresenta il Mistero a piedi nudi) esprimono la risposta dell’uomo a un Dio che non imputa le colpe, ma giustifica e salva.

Ma la penitenza non è fine a se stessa: la chiave per interpretare la Passione è la Risurrezione; la Pasqua è il coronamento dell’attesa.

Un’attesa che è simboleggiata dall’incontro tra il Risorto e la Vergine Maria: a Comiso, a Prizzi, ad Aragona, a Lipari e in altre cittadine siciliane, le statue di Cristo e della Madonna sfilano per le strade fino a quando non si incontrano nella festosa esultanza.

La Chiesa che segue il Suo Sposo, il Popolo che, come i discepoli ad Emmaus, arde nel cuore, simboli di un tempo che si apre all’eternità, di una religiosità che non si riduce a superstizione, di un’evangelizzazione che non si serve di parole, ma di sentimenti: tutto ciò è la Settimana Santa in Sicilia, celebrazione di Colui “ca n’ forma d’omu a la cruci ha murutu/ E comu veru Di’ ha risuscitatu” (che come uomo è morto sulla croce e come vero Dio è risuscitato – da una “Ladata” di Caltanissetta)

Andrea Miccichè

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