Rubrica #ParolaAVoi. Monaci e ragazzi: come spiegare loro la solitudine positiva…

Modena, 15 marzo 2018
È un po’ che coi ragazzi di seconda stiamo lavorando sul monachesimo, e, dopo aver loro spiegato la differenza tra eremiti e cenobiti, monachesimo orientale e occidentale, ci siamo tuffati nel periodo di san Benedetto e abbiamo cercato di capire la sua Regola, l’importanza dei monaci per la cultura occidentale, ma anche per la cura del territorio.
Ho notato però che per tutti era molto difficile capire perché questi uomini e queste donne sentissero il bisogno di ritirarsi in solitudine e stare in silenzio. Per molti dei miei ragazzi, abituati a camminare con le cuffiette e a vivere di musica, la solitudine è isolamento e il silenzio mutismo ed esclusione.
Abbiamo allora cercato di capire come questi valori potessero essere importanti anche per loro, come momento di ricerca personale di quello che abita dentro i loro cuori e così ho assegnato un compito: scrivere una poesia, un rap, o un testo musicale, anche prendendo la base di una canzone a loro nota, e provare a trattare uno o più dei seguenti argomenti: la natura, il silenzio, la solitudine, lo stare insieme. Tutti come luoghi di scoperta del desiderio di infinito e di felicità che li abita, e come modo per capire meglio la propria identità.
Vorrei qui riportare il testo di Marina P. di 2a B di Finale Emilia, una ragazza cristiana ortodossa, che partecipa alle nostre lezioni con molta sensibilità. I suoi versi sono pensati come una canzone e mi hanno colpito per la loro profondità: la solitudine non è un tagliare i ponti con gli altri, ma è riscoprire, attraverso il dono del silenzio, quello spazio in cui “si rigenerano le fonti / che non si esauriranno mai”. Solo rientrando dentro di sé è possibile vedere quei legami che ci tengono legati agli altri, solo abitando il silenzio è possibile assaporare con autenticità “una giungla di parole / che si incastrano perfettamente nel mio cuore”.
Per il cristiano il silenzio è parlante e la solitudine è popolata, perché l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di un Dio che in sé è dialogo, scopre di essere comunicazione e relazione.
Buona lettura!

Stefano G.

CANZONE SULLA SOLITUDINE

A volte mi sento sola,
come un pezzo di puzzle
che non si incastra più.
Mi sento come il mare senza pesci,
come i pianeti senza calore.

Ma dentro di me esiste un luogo
nel quale vivo tutta sola:
lì si rigenerano le fonti
che non si esauriranno mai.

Oh, è una giungla di parole
che si incastrano perfettamente nel mio cuore.
Adesso non mi sento più sola,
quando vi trovo vicino a me.

Cammino a piedi nudi sull’arcobaleno,
mi sento allegra, mi sento carica,
il vostro affetto è la mia energia:
finché ci sarete, lei non andrà mai via.

Oh! Oh! Oh! Oh! X2 (Marina P. 2A B)

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