Rubrica #VivereVangelo: Imparare a leggere.

Modena, 9 febbraio 2018.

Tanto tempo fa, in un lontano paesino di campagna abitava un giovane agricoltore, il quale lavorava senza sosta il suo campo da mattina a sera. Un giorno, mentre arava, si imbatté in un vaso che conteneva un frammento di papiro su cui erano vergati dei segni misteriosi che lui non aveva mai visto. 

Deposta la scoperta al margine del campo, aspettava il tramonto per tornare a casa e chiedere qualche informazione. Intanto passò un amico che, visto il curioso materiale di cui era fatto, disse tra sé e sé: “Che bellezza: strisce così fragili, intrecciate così per tanti anni! Il segreto della vita deve stare nel saper lavorare con cura, come ha fatto questo artigiano di tanti anni fa”. 

Passò un’ora e un altro amico che era di strada si accorse dell’oggetto ed esclamò: “Guarda guarda: su questo materiale che segni strani! Saranno senza dubbio bellissime decorazioni. Il segreto della vita sta proprio nel cogliere la bellezza delle forme che la natura ci offre così in abbondanza”. 

Intanto un ladro, che si era appostato da qualche tempo e che aveva spiato ogni cosa in attesa del momento opportuno per rubarlo, disse: “Il segreto della vita è cogliere l’occasione giusta e prendere quello che la vita non ti dà!”. Ma il maestro del villaggio, che dalla strada aveva visto una strana figura tra i cespugli, iniziò a gridare, mettendo in fuga il malcapitato ladro che scappò spaventato. 

Sentendo quelle urla, il contadino ritornò al margine del campo e intuì quello che era accaduto. Riconoscendo il maestro, gli disse: “Buongiorno Maestro! Non pensavo che qualcuno potesse  rubare quello che oggi il mio aratro ha scoperto: se quel ladro aveva fame, bastava chiedere e lo avrei aiutato. Ma ditemi, visto che siete qui: cosa contiene di preciso questo vaso?”.

Il maestro inforcò gli occhiali, si grattò il capo, aggrottò la fronte e disse: “Caro amico, è un brano di un antico canto dei nostri antenati, scritto nella nostra lingua madre. Dice così:
Ogni essere che abita la terra

è un respiro del grande canto 

che compone il Poeta del cielo:

leggi nel suo cuore e vivilo ogni giorno,

vivi il gran poema, scrivendolo con Lui.
Deve essere molto antico a giudicare del materiale su cui è scritto e dal tipo di scrittura”.

Il contadino, che con amore aveva coltivato per anni la sua terra, sentì che quelle parole davano senso al suo lavoro in un modo che lo superava. Riuscì solo a dire al maestro: “Vi prego, insegnatemi a leggere quel canto!”.
La nostra vita è un cartiglio misterioso su cui si muovono antiche scritte. Possiamo vivere come il ladro, quando per la paura di vivere con gli altri, pensiamo di dover prendere con sforzo quello che essa ci nega e dimentichiamo l’arte di chiedere. 

Viviamo come il primo amico, quando scopriamo solo il lato fisico del mondo e riduciamo la nostra vita al fare e a ciò che riusciamo a produrre.

Siamo invece nei panni del secondo amico, quando ci perdiamo dietro l’apparire o ci curiamo solo di ciò che pensano gli altri, senza mai chiederci chi siamo veramente di fronte a Dio.

Ma se abbiamo la ventura di incrociare il Maestro, allora lasciamoci disarmare dalle sue parole e sentiamo quello che ha da dirci: è un messaggio di bellezza sulla nostra vita, è l’arte di leggere la nostra esistenza. Lo possiamo fare ogni volta che ci mettiamo in ascolto della Parola: in realtà non siamo noi che la stiamo leggendo, ma è la Parola che legge noi. Solo quando i nostri occhi diventeranno “profondi”, vedremo che, oltre quei pochi segni su quel fragile materiale che siamo, si nasconde un mondo di senso. 

Tu mi dirai: nella mia vita sono scritti troppi errori, non so come fare. Vai dal Maestro: metterà una croce d’amore su ogni parola sbagliata e sopra a quelle lettere scriverà con inchiostro dorato una frase ancora più bella insieme a te. Non dubitare!

Stefano G.

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