Rubrica #VivereVangelo: La Via, la Legge, le lettere. 

Modena, 26 Gennaio 2018
Proprio ieri il calendario liturgico ricordava la conversione di san Paolo e, pregando sul testo della prima lettura, la mia attenzione si è fermata su tre parole:  la Via, la Legge, le lettere. Tre parole che mi hanno fatto pensare in cosa consista la mano provvidente di Dio e la sua strana onnipotenza. 

Dio si prende cura di noi: forse lo sappiamo, lo abbiamo capito, lo abbiamo letto da qualche parte, ma fino a quando non ne facciamo la prova, non possiamo sperimentare quella sensazione strana che Lui è un Padre che non ti molla, che è lì e, anche quando tu non ti sopporti più, Lui ti ama con una forza e con una dolcezza che ti fanno dire: “Ma come fai a volermi così bene?”. Ma forse la cosa che ti lascia più stupito è come Dio guidi gli eventi con apparente debolezza e sfrutti mezzi ed occasioni deboli, che però alla fine risultano essere sempre i migliori. Soprattutto riguardando la storia, la mia storia e quella degli altri, vedo che Dio riesce a ribaltare completamente le situazioni, sfruttando gli stessi mezzi di male che si usavano per compiere azione contrarie alla sua volontà.

Prendiamo Paolo. In uno dei racconti della sua conversione negli Atti degli apostoli (At 22, 3-16), lui si presenta come un persecutore della Via, un modo con cui l’evangelista Luca chiama il cristianesimo nascente. Ma “Via” non è soltanto il nome di una religione, è anche il nome con cui il Figlio di Dio, che ha promesso di rimanere coi suoi fino alla fine del mondo (Mt 28, 20) si definisce: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14, 6). Il Figlio di Dio si è fatto così solidale con l’uomo con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, che perseguitare i suoi significa perseguitare Lui. Per questo può dire a Paolo, manifestandosi a lui, mentre si reca a Damasco: “Perché MI perseguiti?” (At 22, 7). Eppure Paolo, per compiere la sua opera di persecutore, non può che mettersi inconsapevolmente sulla via per recarsi a Damasco: e Dio lo aspetta lì, nel suo atto di massimo allontanamento da Lui. Dio, che  è Via, stende la sua strada sulla via di Paolo e lo incontra. Paolo è sconvolto: quello che pensava, di fronte all’incontro con Qualcuno che lo supera grandemente, non può che essere sbalzato a terra. Porterà a termine il suo viaggio fino a Damasco, ma ormai non è più l’uomo che era prima. 

Prima lui era un fine interprete della Legge, un fariseo osservante, rigido studioso della parola di un Dio irreprensibile, formato alla scuola di Gamaliele: ma quell’incontro… quell’incontro vivo con il Vivente gli fa capire che c’è un oltre, che c’è un mare inesplorato di verità e di amore, che lui non si sarebbe mai potuto immaginare, che la vera libertà, l’unica che renda l’uomo felice è la legge dell’amore. Un giorno ai Corinzi parlerà della sua nuova geografia per raggiungere ciò che il cuore dell’uomo desidera anche senza saperlo, “la via più sublime”, la via della carità (1Cor 12, 31). Allora quello che c’è stato prima non è da gettare, ma è da superare: la Legge è stata come un maestro che si prendeva cura di te, quando tu eri ancora minorenne, ma ora è giunto il tempo della maturità: è ora di accogliere l’eredità di figli (Gal 3,19-29).

Che fare? Gli occhi tenebrosi si stanno schiudendo ad una nuova luce: un uomo mai visto, il fedele Anania, con le sue mani li porta a nuove verità, ti lava da tutto il male che hai dentro e ti corrode, e ti dice parole di speranza a cui stenti a credere. Guardi tra le mani e scopri un pugno di carta, quelle lettere che il sommo sacerdote e gli anziani ti avevano dato “per i fratelli” (At 22,5), per incatenare e punire uomini che avevano accolto una falsa fede.  Ma l’acqua del battesimo ha lavato via tutte le parole che vi erano scritte e le sillabe sono cadute a terra, lasciando tra le tue mani un foglio bianco. Una forza nuova, un impulso dello Spirito – lo senti, non puoi negarlo, non puoi dire di no – ti dice  di chinarti a terra, come fece una volta il maestro di Nazareth, quando gli avevano portato un’adultera da giudicare colpevole per le sue nefandezze: in quel tempo “lui si chinò e si mise a scrivere per terra” il nuovo alfabeto del perdono (Gv 8, 6). Paolo chinati e raccogli quelle sillabe! Non potrai più parlare come prima. Paolo ora andrai in tutto il mondo e scriverai ai tuoi fratelli “un canto nuovo” (Sal 149, 1), perché Dio ha una lettera d’amore da consegnare per ogni uomo che incontrerai sul tuo cammino.  

Stefano G.

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