Rubrica #VangeloDomenicale: II Domenica di Avvento. “Voce di uno che grida nel deserto”

Roma, 9 dicembre 2017

Seconda Domenica del tempo liturgico d’Avvento, secondo Vangelo da meditare.
“Voce di uno che grida nel deserto”…
Questa frase mi ha sempre affascinato: qualcuno che parla dove non c’è niente; qualcuno che non puoi non ascoltare, dal momento che, intorno a lui, non si ritrova che un ambiente per la gran parte vuoto.
Il deserto…
Cosa significa “deserto”?
Significa “essere vuoti” o “fare vuoto”, “fare spazio”.
A volte diveniamo sterili come deserto, vuoti e senza nulla di buono da vivere e da donare: vuoti come quel deserto della Palestina vivo solo del potere accogliere una voce.
Quando senti quel parlare, se sei vuoto, non puoi che riempirti di quella parola. Una parola che indica una via, una parola che vive del suo essere ascoltata, da chi non ha più parole da proferire per la sua vita.
Un altro elemento vien fuori dalla lettura del Vangelo: l’acqua.
Nel deserto, dove non ci sta nulla, ci sta comunque un fiume, il Giordano, e il suo gorgogliare placido.
Voce, vita vuota, deserta, acqua, battesimo di conversione…
Battesimo di conversione: ulteriore elemento del brano di questa Domenica.
Vivere il deserto per capire cosa cambiare, vivere l’ascolto per avvicinarsi al sentire quel gorgoglio, che ricorda la volontà di purificazione simboleggiata nell’acqua.
Una via proposta dal Battista e valida oggi, si oggi!, per tutti.
Qui, ora, ascolti la voce di chi indica il datore di pienezza alla tua vita, di colui che ti purifica e ti ridona vita con la sua morte e con la sua Risurrezione, dal quale sgorga sangue e acqua.
Acqua, come al Giordano, ove si trovava chi si avvicinava alla figura di S. Giovanni.
Nessuno può dirsi tanto pieno di sé, da eludere, a se stesso, l’evidenza dell’essere vuoto. Tutti hanno la possibilità di aprirsi alla voce di chi parla in un deserto.
Ancora due settimane a Natale e le cose si fanno serie: non si tratta di costruire soltanto bellissimi presepi e decoratissimi alberi, bensì si tratta di accogliere la vita nel nostro deserto.
Non sono frasi fatte: è vita ed evidenza della nostra precarietà.
Corriamo, ci affatichiamo, ma siamo creature, manchevoli, che hanno bisogno di vita e non di vacuità.
Il Vangelo di oggi rende concreta la nostra attesa del Natale: direi, quasi “vitale”.
Attendiamo Il Signore che prende carne per essere vita della nostra vita, via oltre le nostre mere vie, verità al di sopra della vanità dei deserti vuoti.
Buon cammino di Avvento.
A presto.
Luca Sc.

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