Rubrica #ParolaAVoi: Quando si comincia a crescere…Una prima media si racconta. 1° parte.

​Modena, 6 dicembre 2017
Cari lettori, nelle prossime puntate pubblicheremo nella rubrica “Parola a voi!” i risultati dei lavori di gruppo che i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado “E. Castelfranchi” di Finale Emilia e Massa finalese hanno realizzato per l’ora di religione nel giro dello scorso mese e mezzo. Lo scopo era quello di creare brevi storie originali, partendo da una traccia data a scuola, diversa per ogni fascia d’età. Le prime dovevano lavorare sul problema dei pregiudizi e sul tentativo di guardare al di là di essi, per creare nuovi legami di amicizia. Le seconde, partendo dal Vangelo dei discepoli di Emmaus, dovevano affrontare il problema della delusione delle aspettative e della capacità di andare oltre il fallimento, grazie all’intervento di una persona amica. Le terze invece avevano il compito di indagare la tematica dei limiti e capire se questi possono essere solo un ostacolo alla vita o anche una possibilità di crescita.

In questi racconti il lettore potrà vedere una panoramica degli adolescenti di oggi: adolescenti con grandi capacità e creatività, ma nello stesso tempo fragili e bisognosi di guida, vulcani di aspirazioni e desideri, ma anche timorosi ragazzini alle prese coi prepotenti, amici desiderosi di socializzare e trovare un compagno di viaggio nel cammino della scuola, e turbolenti individui alla ricerca del proprio posto nell’aula e nel mondo. Soprattutto si può vedere il cambiamento di immaginario di questa generazione nata dopo il 2000: le fiction, le serie tv, internet hanno invaso la fantasia dei ragazzi, che sanno immaginare personaggi e trame anche complesse, ma con nomi e caratteristiche americane e in ambientazioni spesso internazionali.

La funzione della narrazione a scopo pedagogico era un elemento cardine dell’insegnamento di Gesù, che, utilizzando le parabole, prospettava all’ascoltatore uno scenario coinvolgente che lo poteva affascinare ed interpellare senza costringerlo immediatamente con la forza del ragionamento o dei concetti, lasciandogli uno spazio di libertà per aderire o meno alla sua proposta. Anche noi abbiamo provato ad attualizzare alcune tematiche religiose e più generalmente umane, provando a calare i ragazzi nella parte degli scrittori e dei personaggi. L’intento era quello di far loro capire che i primi a dover superare i pregiudizi, accettare le delusioni, trovare nei limiti un motivo di rinascita erano proprio loro. Offriamo anche ai nostri lettori il frutto dei loro sforzi, proponendone una selezione. La nostra speranza è anche quella di essere utili ad altri adolescenti che possono sentirsi interpellati dalle considerazioni di loro coetanei, magari con la mediazione di un genitore o di un insegnante che ha l’occasione di leggere queste righe.  

In questo articolo conosceremo le classi prime di Massa finalese. Il primo racconto di 1A, “Sarah’s diary”, descrive una storia di bullismo, che arriva ad un percorso di consapevolezza e si trasforma in amicizia; nel secondo racconto, “Una complicazione che mi cambiò la vita”, la discriminazione causata da una carrozzina è il punto di svolta per tirare fuori la grinta; il terzo racconto, “Il piccione grasso e quello magro”, è una tenera favola sui problemi alimentari, che ci fa riflettere su come mangiamo e quindi come viviamo.

La 1B con “L’apparenza inganna” ci porta in una storia di amicizia che trova l’ostacolo della differenza di nazionalità e costumi; il secondo racconto, “Tutto è possibile”, ci racconta la storia di una vita, fatta di difficoltà, amicizie e amori; nel terzo racconto il nuoto diventa per i ragazzi un momento di riflessione sulla diversità.

Ringraziamo i ragazzi e le ragazze che ci hanno fornito i loro elaborati, le famiglie che ci hanno concesso la pubblicazione e l’Istituto comprensivo “E. Castelfranchi” che ci ha permesso di realizzare il progetto. Buona lettura!

Stefano G.

Sarah’s diary  (1A)

14/09/1941
Caro diario…

Oggi è iniziata la scuola, ma è stato comunque un inferno. Come puoi immaginare oggi quegli stupidi di Carlos, Logan e Jake mi hanno strappato tutte le pagine del mio diario. Quelli che hanno assistito non hanno fatto nulla. Ci sentiamo domani. Ciao.
15/09/1941
Caro diario…

Oggi sempre i soliti bulletti arroganti mi hanno preso di mira. Questa volta hanno detto alla professoressa che io ho fatto un occhio nero a Lucas, ma sono stati loro. Sono arrabbiatissima e in punizione. A domani, caro diario…
16/09/1941
Addio…
16/09/1941
Cavial street

Mi dispiace per la tua “perdita”.

I miei saluti.
Zia Elide
P.s. Rimettiti
Come avrete capito, purtroppo la nostra cara Sarah si è rotta una mano molto gravemente per colpa dei ragazzi.

18/08/1941
Cara Sarah, siccome non vogliamo essere denunciati, ti vogliamo spiegare perché lo abbiamo fatto. Noi tutti in passato abbiamo avuto un trauma per colpa dei bulli e così, per non dover subire un altro trauma come quello, siamo diventati noi il pericolo.  

Ci dispiace e speriamo che tu ci possa perdonare…

Dai tuoi nuovi amici

Logan, Jake, Carlos

P.s. Rimettiti
Loro si sono convertiti al bene. Poi diventarono tutti amici.

A tutti coloro che vengono bullizzati… fregatevene!!
Scritto da Martina S., Martina G., Martina B., Matilde, Filippo.

Una complicazione che mi cambiò la vita (1A)



Aurora è una ragazza che desidera diventare una campionessa di basket: pur di diventarlo è disposta a fare di tutto.
Ero molto emozionata per il mio primo giorno di basket. Mentre stavo attraversando la strada, un’auto mi investì. La mia vita era appesa ad un filo, ma poi mi risvegliai all’ospedale. Provai ad alzarmi invano, dovetti restare mesi in ospedale, finché arrivò la mia nuova compagna di viaggio, la carrozzina, nonché la mia migliore amica. Tornata a casa, il mio desiderio di ritornare a giocare a basket cresceva sempre di più.
Ma quando ritornai a scuola, venivo scartata da tutti: agli occhi degli altri sembravo cambiata, ma ero sempre la stessa. Iniziai a a praticare il basket con la mia amica. Dopo anni e anni di allenamento, un allenatore di una squadra importante mi chiese di partecipare alle Olimpiadi. Finalmente il mio sogno si è avverato: sono diventata una grandissima campionessa. Adesso sono qui a raccontarvi la mia storia.

Scritto da Sharon, Zoe, Alex, Diego, Nader.  

Il piccione grasso e quello magro (1A)

In una città con una grossa fontana vivevano due piccioni, uno grasso e uno magro. Il piccione grasso era prepotente e mangiava sempre tutto quello che trovava, facendo il gradasso, e senza dare niente a quello magrolino. Così facendo però, era diventato obeso. Appena trovava una mollica di pane, ci si fiondava sopra, esclamando: “Toh guarda, una bella mollicona”, e poi guardava il piccione magro e diceva: “Non ne avrai neanche un po’”.

Un giorno tutti e due videro quattro piccioni che volavano e giocavano insieme e si divertivano molto. Il piccione grasso disse: “Voglio volare insieme a loro!”. Ma quando provò ad alzarsi da terra, era talmente pesante che non riusciva a staccarsi dal pavimento. Allora disse con il piccione magro: “Provaci tu, ti darò da mangiare!”. Ma il piccione magrolino provò e riprovò senza riuscirci: era troppo debole. Allora i quattro piccioni amici volarono via.

Il piccione magro si arrabbiò e si scagliò contro quello grasso: “Hai visto?! Per colpa tua e della tua prepotenza hai rovinato te e me! Da oggi le cose cambieranno: mangerai meno e lascerai una parte anche a me”. Il piccione grasso abbassò la testa, ma aveva capito due cose: la prima, che non bisogna mangiare né troppo, né troppo poco, e la seconda, che fare i prepotenti nuoce a tutti ed impedisce di stare in compagnia con gioia.

Dopo qualche mese i due piccioni divennero amici per la pelle.
Scritto da Lorenzo, Jordan, Vincenzo, Matteo, Alessio, Alessandro.

L’apparenza inganna (1B)

Ciao sono Laura e vi voglio raccontare la storia di Emma, la mia migliore amica.

Un giorno arrivò a scuola una nuova compagna, una ragazza dalla pelle più scura, smilza e vestita con un abbigliamento molto colorato, a noi insolito: era di origine indiana.

Tutti si fecero un’idea strana su di lei, anche io.

Nei giorni successivi provai compassione per lei, perché stava sempre da sola, allora mi avvicinai, ma appena le rivolsi la parola, tutti cominciarono a ridere e a dire: “Laura sta con quella strana, Laura sta con quella strana, Laura sta con quella strana…”. Allora mi allontanai subito.

Passò un mese da quell’episodio, niente cambiò, sino a quando la classe organizzò di fare uno scherzo ad Emma durante la festa che ci sarebbe stata la sera di Halloween. Sebbene non fossi convinta della cosa, non ebbi il coraggio di dirlo e con alcuni compagni ci demmo appuntamento in un vicolo.

Tutto era programmato: alcuni compagni si nascosero dietro ad un angolo, io rimasi distante da loro. Appena videro Emma, le saltarono addosso, spaventandola fortemente e prendendola in giro, così scappò piangendo.

Nei giorni successivi Emma era sempre più triste ed isolata: la cosa mi rattristava molto e decisi di parlarle. Colsi l’occasione sul pullman per la scuola, mi sedetti al suo fianco e cominciai a chiacchierare. Di lei scoprii tante cose: le piaceva la musica, dipingeva, faceva sport, aveva due fratelli con i quali non andava d’accordo… Ogni giorno la conoscevo sempre di più.

Passarono le settimane ed i miei amici, saputo della mia amicizia con lei, iniziarono a prendere in giro anche me, ma un giorno non ce l’ho fatta più e sono scoppiata: “Basta! Non giudicate le persone se non le conoscete! Anch’io ho fatto questo errore ed ora ho capito che ho sbagliato: lei è una persona come tutte le altre!”.

Calò il silenzio: da quell’episodio nessuno ebbe più il coraggio di canzonarci; i compagni lentamente iniziarono a considerare Emma sempre di più.

Giovanni, un nostro compagno, ammise d’essere stato prevenuto nei confronti di Emma, per il suo modo di vestire e per il suo comportamento, ma, conoscendola meglio, rivalutò la propria opinione. Anche gli altri compagni ammisero che Emma era simpatica, così per lei si crearono nuove amicizie.

Da questa avventura i miei compagni ed io abbiamo imparato molte cose, la più importante è che non bisogna mai giudicare le persone senza averle prima conosciute.

Scritto da Alessia, Cristian, Giorgio, Sofia, Valentin, Simone.

Tutto è possibile (1B)

Ciao a tutti, io mi chiamo Leonardo Rossi, attualmente ho 78 anni, soffro di un grave problema alle gambe che non mi permette di camminare e mi costringe ad andare sulla sedia a rotelle. Oggi vi racconterò la storia della mia vita.

Il 23 agosto del 1952 mi sono dovuto trasferire a Modena per motivi di lavoro di mio padre. Il 15 settembre iniziò la scuola. Io pensavo di trovare nuovi amici, invece tutto il contrario: i ragazzi di quella scuola mi insultavano solamente. I giorni passavano e le cose peggioravano.

Un giorno mi si avvicinò una ragazza molto carina di nome Eveline Parquer e mi chiese: “Perché Roberto, Lorenzo e Vincenzo ti prendono in giro?”. Subito le chiesi se li conoscesse e lei rispose: “Sì, purtroppo sì”. Poi la campanella suonò e ci dovemmo salutare.

Il giorno seguente ci incontrammo di nuovo e così successe per diversi giorni. Il tempo per parlare era poco, quindi le chiesi di incontrarci al parchetto comunale per conoscerci meglio.

Ero così in sintonia con lei, che le avevo persino svelato il mio segreto più grande, ovvero diventare un architetto e costruire un parco giochi per disabili, ma non avrei mai creduto di riuscirci, considerato quello che mi dicevano i bulli. A quel punto, Eveline mi disse che tutto è possibile nella vita, basta solo crederci. Adesso che avevo un’amica al mio fianco, sapevo di poter superare tutti i pregiudizi degli altri.

La settimana seguente Roberto mi si avvicinò, chiedendomi se sapevo qualcosa di Eveline. Io gli risposi che non sapevo nulla, allora lui iniziò a spiegarmi che aveva fatto un incidente e che era stata ricoverata al policlinico a Modena. Finita la scuola, andai subito al policlinico, chiedendo di Eveline Parquer, e i medici mi dissero che era nel reparto ortopedia, stanza C. Mi recai subito da lei e poi la vidi: com’era bella con quella tunica candida e con quella mascherina celeste che la teneva in vita. I dottori mi spiegarono che aveva una costola rotta e che doveva restare in ospedale per due settimane.

Il giorno seguente spiegai a Roberto quello che mi aveva detto il dottore. Nelle due settimane successive Roberto fu molto gentile con me, non so bene il perché: forse aveva qualche cosa a che fare con Eveline. Fortunatamente tornò dall’ospedale prima del previsto.

Da quel momento ritornò tutto alla normalità, a parte Roberto che non mi bullizzò più. Dopo qualche giorno Eveline tornò a scuola ed io le chiesi di incontrarci al parchetto per sapere come stava. Lei, dato che io le avevo detto il mio segreto, mi volle confidare il suo: lei e Roberto erano fratellastri. Io all’inizio non ci credetti, ma da quel fatto però capii perché Roberto era stato così preoccupato per Eveline.
Gli anni passarono e alla fine della terza media Eveline ed io non ci incontrammo più. Così mi ritrovai a trentacinque anni, laureato in architettura e, finalmente, riuscii a costruire il mio parco giochi per disabili. Ero felice, sentivo di aver fatto qualcosa di buono e a quel punto mi ritornò in mente Eveline: era solo grazie a lei se ero riuscito a fare tutto questo. Proprio qualche mese dopo l’apertura, incontrai nuovamente Eveline Parquer: subito il cuore iniziò a battermi a mille, dentro di me qualcosa, forse un sentimento, si era risvegliato. Non ho potuto resistere: mi avvicinai… e la baciai.

Scritto da Marco, Giulia, Simone, Alessandro, Sofia.
      

Nazionalità diverse ma amicizia in comune (1B)

In una piccola cittadina di montagna c’erano una volta quattro ragazzi di nome: Pietro, un ragazzino alto e moro; Giovanni, basso, ma molto dotato; Sara, bassa, bionda e molto intelligente; Lucrezia, bassa e mora. Questi quattro ragazzi frequentavano la stessa scuola di nuoto, due giorni a settimana.

Un giorno arrivò una ragazzina indiana di nome Joice, una ragazzina di colore, all’apparenza antipatica. L’arrivo di un’indiana nella scuola di nuoto infastidiva un po’ tutti, soprattutto le femmine, che dovevano dialogare e confrontarsi con lei.

Alla prima lezione, poco prima del  tuffo, Joice pensò: “Non riuscirò mai e farò brutta figura…”. Ma quando si tuffò in acqua, si esibì in un tuffo di testa e fece due vasche a stile “libero”…. Tutti rimasero senza parole per la sua bravura.

Dopo qualche lezione, cominciarono a fare amicizia e capirono che non importa la nazionalità, il colore della pelle, la capacità, ma l’anima e il sentimento di amicizia.
I ragazzi hanno voluto riportare il significato di amicizia e di pregiudizio tratto dal vocabolario.

Amicizia significa reciproco affetto, costante e operoso, tra persona a persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine. Persona con la quale si sia in un rapporto di amicizia.

Pregiudizio significa opinione preconcetta, capace di far assumere atteggiamenti ingiusti, specialmente nell’ambito del giudizio o dei rapporti sociali. Danno che può derivare da un atto o da un comportamento, proprio come è accaduto nella storiella che abbiamo raccontato. Nel diritto romano, sezione precedente il giudizio, e tale da influire talvolta sulle decisioni del giudice competente.
Scritto da Jessica, Pedro, Daniele, Olga, Matilde, Giulia, Samuele.

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