Rubrica #VangeloDomenicale: 1° Domenica di Avvento. Quando l’insonnia ha un valore positivo…

Roma, 2 dicembre 2017

Il verbo vegliare è presente quattro volte nel brano evangelico (Mc 13,33-37) di questa prima Domenica di Avvento.
Nel testo originale greco, si può notare come il primo verbo usato, tra quelli traducibili col senso di cui sopra, sia differente dagli altri tre. Il v.33 infatti presenta un verbo che, nel sostanziale significato,  non cambia, se non per una leggera sfumatura recante l’accezione dell’ “essere insonni”.
Questo primo verbo è inoltre preceduto da un altro imperativo: “state attenti”. In greco quest’ultimo racchiude un significato molto vicino a quello del guardare. Anzi, per meglio dire, “blepo”, nel suo primo e più usato senso, è da tradursi il più delle volte con “vedere”.
“Attenzione! Prestate lo sguardo! State insonni! Non vi addormentate! Vegliate!”.
Potremmo evidenziare con queste ultime espressioni, a partire dall’attenzione ai semplici usi semantici, la tematica preponderante, già dall’incipit, del Vangelo di oggi.
Cosa significa, dunque, vegliare?
Per esperienza umana, qualora non si dormisse per lungo tempo, se ne accuserebbero di certo non poche problematiche biologiche…
Andiamo per ordine.
Innanzitutto il brano in questione è posto appena prima l’inizio degli avvenimenti che preparano la Passione.
In secondo luogo, l’insegnamento di Gesù richiama l’attesa del suo ritorno e, pare ovvio, non ha a a che fare con lo star sic et simpliciter senza dormire.
L’atteggiamento del non riposare, nondimeno, rende vivida l’idea del non assopirsi in ciò che compete fare nell’oggi.
Avete mai sentito il famoso proverbio “chi dorme non piglia pesci?”. Siamo a ciò un tantino vicini, dal momento che questo detto non è per noi che un esempio.
Chi dorme non fa il bene, chi dorme non cammina nella fede, chi dorme pensa soltanto al proprio benessere materiale, chi dorme non vede che i propri eventuali sogni notturni… Dormire è restare inoperosi: non casualmente nel Vangelo il padrone dà ad ogni servo un compito… e ciò non può che farci riflettere.
Quando bisogna lavorare non si può far finta di non avere sentito la sveglia. I padri e le madri di famiglia lo sanno bene…
Lo stesso avviene con la fede: quando si è conosciuto ciò a cui si è chiamati, non si può vivere guardando solo se stessi. Quando si vive la dinamica della fede cristiana, tutto è da porsi in relazione a Cristo e al suo buon annuncio.
Così è spiegato anche il perché del posizionamento di tale brano poco prima del racconto della Passione.
Il Padrone (ovvero il Signore) arriverà in un momento inaspettato; nondimeno abbiamo la certezza che Egli ritorni, in virtù del fatto che vien detto della sua partenza per un viaggio…e a fine viaggio, normalmente, si giunge di nuovo a casa!
Abbiamo il compito di amare Dio e il prossimo nel modo proposto da Gesù nel Vangelo: solo così sapremo di non stare dormendo.
L’attesa operosa della Solennità del Natale del Signore, della sua nascita, richiama il suo ritorno alla fine dei tempi, quando si vedrà il suo volto: il volto del Figlio di Dio fattosi carne.
Non resta che augurarvi un buon cammino di Avvento!

A presto.
Luca Sc.

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