Rubrica #VangeloDomenicale: 32° Domenica del Tempo Ordinario. Restare pronti e avere fiducia.

Roma, 11 novembre 2017

Questa Domenica la liturgia, dal suo forziere sempre rilucente di monili preziosi, ci offre la parabola Matteana delle dieci vergini in attesa delle nozze.

Con il terminare dell’anno liturgico (con l’Avvento si entrerà nel nuovo anno), ci si sofferma sui temi del ritorno finale del Cristo. In termini difficili si potrebbe dire che si soffermi sull’escatòn, sugli avvenimenti finali.

La stessa tematica, inoltre, vien posta a mo’ di ponte tra le ultime domeniche del Tempo Ordinario e le prime domeniche di Avvento (nuovo anno liturgico): il Signore verrà e bisogna stare pronti.
Ecco la parola fondamentale per descrivere Mt 25,1-13.
Essere pronti richiama l’aver presente ciò a cui siamo chiamati e l’aver fiducia verso chi si attende.

Ad un appuntamento, chi arriva prima aspetta, pronto, gli amici, nutrendo pertanto fiducia nel loro arrivo.
Passando dall’esempio, forse non totalmente calzante, all’insegnamento evangelico, si potrebbero scrivere questi semplici e brevi concetti:

  1. Prepararsi, tenersi pronti, alla venuta del Salvatore, significa fare tutto nell’ottica di chi sa a cosa è chiamato. Se non si sa quanto olio serva, come le vergini delle nozze, se ne compra un po’ di più; se non si sa pregare, ovvero nutrire un dialogo con il Signore, ci si studia di capire, attraverso consigli di fratelli nella fede, come si possa crescere nel conversare con Dio; se non si fanno passi avanti nel cammino cristiano, per dirla in parole povere, non si resta pronti. Ecco il significato di queste ultime frasi ipotetiche.
  2. Avere fiducia: le vergini sanno che lo Sposo arriva; alcune, le sagge, comprano più olio per non restare al buio appena scoccata l’ora dell’incontro. Avere fiducia è il comportamento, intriso di buona volontà e amore, di chi conosce il destinatario della sua fede. Non è semplice nutrire questo atteggiamento, ma è necessario per camminare nel percorso credente, nell’amicizia con Gesù. Non siamo soli in questo percorso. Nell’attesa del Signore, alla fine dei tempi o all’ora in cui chiuderemo gli occhi a questo mondo, abbiamo dei compagni (coloro che con noi dividono il Pane): la Chiesa tutta, terrestre (soprattutto le nostre comunità parrocchiali) e celeste (chi ci ha preceduto).

L’attesa dello Sposo è amore che sa farsi tempo di solitudine fiduciosa. Quando ci si sente soli, senza una bussola, nel nostro vivere credente, ritroviamo la fiducia nel Signore: non è un optional, ma la cartina al tornasole della nostra sequela al Maestro Divino.
Grazie mille per l’attenzione.
A presto.
Luca Sc.

2 Comments

  1. Quando mi sento sola, senza una bussola, nel mio vivere da credente, sempre mi abbandono a Lui, buttando nel Suo Cuore tutti i miei dubbi, incertezze, fragilità personali….e ritrovo la serenità, la pace.
    Ciao Luca, grazie per gli spunti.

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