Rubrica “Parola a voi”: Intervista impossibile all’architetto Giò Ponti. Prima parte. 

​Modena, 6 novembre 2017

Per la rubrica “Parola a voi!”, ospitiamo la voce di Riccardo Benatti, un amico che ci aiuterà a capire meglio la nostra Italia attraverso la vita di alcune persone che nel secolo scorso l’hanno resa grande. Lui ritornerà per noi indietro nel tempo per fare un’intervista impossibile ad alcuni uomini che hanno ispirato le scorse generazioni, ma che ora possono ancora parlare a chi non si arrende nel vedere un Paese fermo e smarrito, e cerca nella fatica di ogni giorno il coraggio di trovare nuove strade di rinascita. 

Riccardo ha trentun anni, ha frequentato a Bologna il corso di edile-architettura presso la facoltà di ingegneria, vive a Soliera in provincia di Modena, città dove lavora nello studio tecnico di famiglia, è molto attivo in parrocchia e si interessa di politica locale. 

La sua passione per l’intreccio tra lavoro e fede ci ha spinto a chiedergli un aiuto per entrare nelle fibre più importanti, ma a volte dimenticate del nostro passato, consci che come le foglie di un albero hanno bisogno di ricevere linfa e sostegno dalle radici e dal tronco, così anche noi dobbiamo ricordare da dove veniamo per vivere bene il momento presente e slanciarci verso un futuro che ci interpella, aspettando la nostra originale risposta.    

Nel film “L’attimo fuggente” il professor Keating, interpretato dallo scomparso Robin Williams, invitava i suoi studenti a strappare il manuale di poesia, un manuale che pretendeva di misurare la poesia snaturandone l’essenza. Il professore diceva: “Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo” e poi continuava citando una poesia di Walt Whitman:
O me o vita!

Domande come questa mi perseguitano.

Infiniti cortei di infedeli,

città gremite di stolti,

che v’è di nuovo in tutto questo?

O me o vita!

Risposta: 

Che tu sei qui,

che la vita esiste e l’identità,

che il potente spettacolo continua

e che tu puoi contribuire con un verso.
E ribadiva ai suoi studenti: “Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?”.

Nell’articolo che segue Riccardo immaginerà di intervistare per noi l’architetto Gio Ponti, un uomo che ha carpito la segreta poesia che anima le forme della cose, lasciando la sua impronta nella storia italiana. Questa settimana pubblichiamo la prima parte dell’intervista, lasciando la conclusione alla prossima settimana. 

Buona lettura, caro amico che ci stai seguendo. E quando sarai giunto alla fine dell’articolo domandati: “Quale sarà il mio verso, come posso rispondere ai segni con cui Dio mi interpella nel mio presente?”.
Stefano G.

GIO PONTI E LA NASCITA DEL MADE IN ITALY

Architetto e designer italiano che incantò il mondo con la sua creatività
Quali sono i primi passi di un grande architetto e designer? In particolare, quali sono stati i suoi passi Architetto Ponti?

A Milano, a suo tempo dicevamo: “desinger”, così come si legge. Lo dicevamo per sorriderci su questo termine, che oggi invece ha assunto grande prestigio. I primi passi di un architetto sono i primi passi di qualsiasi altro mestiere della vita: innamorarsi ed aver cura dei piccoli e grandi aspetti che compongono quella specifica arte, scienza o mestiere. Ci si innamora perché si tocca con mano questo amore nelle opere e nella vita di altre persone. I Maestri che mi hanno fatto appassionare sono stati Serlio, Vitruvio e Palladio. Architetti un po’ datati, ma sempre affascinanti e ricchi di insegnamenti: Serlio è prevalentemente del rinascimento, Vitruvio del primo secolo A.C., Palladio è del 500’ e io invece sono di un periodo storico molto più recente. Sono nato nel 1891 proprio a Milano e mi sono laureato in architettura presso l’allora Regio Istituto Tecnico Superiore nel 1921, dopo aver sospeso gli studi dato che ho partecipato alla prima guerra mondiale. 

Anche Lei si definisce un Maestro?

Un maestro, non maestro. 

Qual è, secondo Lei, la casa ideale?

La casa ideale è quella che non deve essere una costrizione, in cui c’è: la stanza da letto, la stanza da pranzo, in cui c’è il salotto, che una volta era il “salotto buono”, lo studio e altri spazi chiusi tra di loro, statici. Ci vuole anche unità! Uno spazio trasformabile, o come piace dire a me “versatile” capace di adattarsi alle esigenze e cambiamenti nel tempo. Spazi continui e fluidi. Spazi che si aprono, o come va di moda dire adesso “open space”, e si dividono nello stesso momento con pareti scorrevoli. L’ha vista la mia casa in Via Dezza a Milano? É stata l’ultima casa in cui ho abitato. Questa contiene tutte le mie invenzioni! Esempio: c’è la necessità di grandi aperture in vetro per illuminare la casa? Molti sacrificano la parete di una stanza, portando le pareti della stessa da quattro a tre. Così ho inventato la finestra attrezzata. Ho ri-riconquistato la parete! Ci vuole ingegno, non è solo questione di un bel disegno! Anche i mobili possono evolversi: ho inventato dei mobili auto-illuminanti. E poi cassettoni sospesi e pannelli attrezzati. Cose essenziali, belle e funzionali! 

(prendendo in mano alcune posate disegnate dall’Architetto) Come aveva detto all’inizio, ha curato anche le cose più piccole, come queste posate che ho in mano. Com’è nata questa idea?



La vede la lama di quel coltello? È corta, perché si usa solo la punta della lama, non tutta. La forchetta ha pochi denti e corti, per di più un è po’ concava, come il cucchiaio, per trattenere il sugo del boccone. Mi piaceva sperimentare, trovare una forma sempre più comoda, funzionale e bella! Mi divertivo. Ho disegnato e progettato tanti altri elementi quotidiani della casa, come: i mobili, tavoli e sedie…É passata nella storia la mia “sedia super leggera”: una sedia che puoi alzare anche con un dito! Ora guardatevi attorno. Osservate la sedia su cui sedete, il tavolo, i mobili che vi circondano. Tutto questo non deve essere usufruito passivamente! Dovete andare oltre all’atteggiamento consumistico e materialistico di questo tempo. Andate oltre con l’immaginazione! Siate protagonisti del vostro presente e futuro, senza mancare di rispetto al passato e in generale a nessuno. Quante forme e nuove funzionalità che non sono stampate nel catalogo dell’Ikea! Sapete?! É proprio questa passione e questa cura dei piccoli aspetti quotidiani della vita che hanno fatto grande la nostra Italia che sta solo aspettando nuove idee! Queste idee poi vanno sviluppate, studiate attentamente, confrontate con altre persone e poi concretizzate e pubblicizzate. Infatti, questo aspetto di far conoscere con modalità intraprendenti i miei disegni e progetti è stata fondamentale per la mia carriera. Posso dire di aver inventato il “giornalismo di architettura”. Ho fondato anche una rivista di architettura che oggi è molto conosciuta: la Domus. Ho partecipato a fiere e mostre internazionali. Ho fatto conoscere a tutto il mondo la creatività e la bellezza del nostro paese. Grazie anche a me è nato il “made in Italy”. Ora prendete carta e penna…e disegnate, scrivete e colorate quello che più attira la vostra attenzione di quello che vi circonda. Come ve lo immaginate? Ci vediamo prossimamente, ho ancora altre cose da confidarvi su quello che ho progettato. A presto.

…continua

Al prossimo lunedì per la II parte…

Riccardo Benatti

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