Rubrica #VangeloDomenicale: 31° Domenica del Tempo Ordinario. Uno solo è il vostro Maestro e la vostra Guida, il Cristo.

Roma, 4 novembre 2017
Con questo titolo si potrebbe sintetizzare il Vangelo di questa Domenica (Mt 23,1-12); un Vangelo ricco di suggerimenti pratici per una sana vita di fede, per un sano intendimento di quanto vi è di più evangelico e saporito (inteso come sapienza) nella nostra quotidianità credente.

Andrò per punti, al fine di facilitare l’assimilazione dei vari contenuti.

  1. “…perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli”: con tale espressione si preparano i vv.11-12. Quante volte, per il solo motivo di avere fatto un passetto in più nella vita di fede, ci arroghiamo il diritto di sapere le motivazioni più profonde del nostro prossimo, di conoscere quanti e quali siano i suoi desideri…nulla di più sbagliato. Siamo compagni dei nostri fratelli nella fede, condividiamo con loro il Pane (compagno, dal latino “cum-panis”), condividiamo con gli altri il Maestro che si fa Pane spezzato, che serve noi, per amore di indicarci la strada della vita. Ciò non significa che non esista chi può aiutarci nel cammino: l’importante è che, nell’obbedienza, ci si corregga fraternamente, guardando sempre al Maestro e imitando Lui.
  2. “E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo”: questo versetto interpella tutti, figurando quale termometro della nostra vita di discepoli. Il discepolo si contraddistingue per l’essere posto alla sequela…E sequela significa star dietro a una Guida, a Chi indica la strada. Per citare il Vangelo secondo Giovanni (14,6), bisogna avere ben saldo nella mente, nel cuore e nella volontà, che il Cristo è la via, la verità e la vita. Egli è Guida in ragione di ciò: la sua sequela è basata sul tenere fisso lo sguardo su di Lui, datore di vita, verità dell’uomo e della storia, via per l’amore al prossimo e a Dio.
  3. “Chi tra voi è il più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. In questi versetti (vv. 11-12) sta il nocciolo della questione. Qui si tratta dell’umiltà…Prima, però, bisogna intenderci bene sul suo significato. Umiltà deriva dal termine latino “humus”, che rimanda alla terra, al fango della creazione della Genesi. In greco il termine utilizzato è “tapeinós” (nel Vangelo in questione lo troviamo declinato nella sua relativa forma verbale “tapeinóō”), il quale, quando usato con valenza positiva, indica la modestia, l’umiltà che conosce le sue prerogative. Lo stesso termine, sempre nel Vangelo secondo Matteo, è usato in 11,29 dallo stesso Gesù, quando dice di imparare da Lui, il quale è “mite e umile (“tapeinós”) di cuore”. Non a caso, anche nel brano di questa Domenica ci riferiamo al Cristo come al Maestro… Umiliarsi significa conoscere quanto si sa e si può amare, al fine di non fare soccombere gli altri sotto il giogo delle proprie convinzioni; umiltà significa sapere fino a che punto bisogna entrare nel cuore del prossimo, conoscendo bene le proprie competenze, il proprio ruolo. Umiliarsi significa fare il primo passo, nella consapevolezza di non sentirsi migliori per il fatto di porlo; essere umili significa avere anche rispetto per se stessi, nella misura della consapevolezza della propria modestia…In poche parole, umiltà potrebbe declinarsi nel sottile gioco delle “competenze”… Se qualcosa mi compete, sono tenuto a compierla…senza esaltarmi nel farla. C’è infatti Chi, per primo, si è abbassato (altra sfumatura del termine “tapeinós”) fino a lavare i piedi dei propri discepoli.

Con tali suggestioni voglio concludere il commento al Vangelo di questa Domenica XXXI del Tempo Oridnario, augurandovi un buon cammino nelle sequela del Maestro.

Grazie, a presto.

Luca Sc.

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