Rubrica #SegniDeiTempi: Dopo Manhattan il grido dell’umanità.

Catania, ​2 Novembre 2017

Terrore e speranza, sofferenza e cooperazione nella pace, accuse e corresponsabilità: gli attacchi terroristici di questi anni scuotono l’Occidente e lo chiamano alle proprie radici di umanità.

“Pray for Paris, London, Barcelona, Manchester, Marsiglia…”: non è uno slogan, è un grido che si alza dai più nascosti angoli del nostro animo e si unisce all’interrogativo “Dove può arrivare l’odio umano?”.

L’Occidente, cuore della “laicità”, riscopre l’anelito verso il trascendente e piange la propria corresponsabilità.

Corresponsabilità, una parola che fa male, che si vorrebbe tacere: eppure è una verità non trascurabile o occultabile; pensiamo alle armi, alle strategie belliche, al neocolonialismo economico nei territori del Medio Oriente, stritolati dalle grandi potenze e dai fondamentalisti islamici.

Quale reazione si deve avere? La più istintiva è la corsa agli armamenti, e tutti sappiamo i risultati che si ottengono così: l’odio causa vendetta e la vendetta genera distruzione totale, “Tutto è perduto con la guerra”, affermava Pio XII alle porte della II Guerra Mondiale, ancora, però, l’uomo non ha imparato.

Anzi, sembra che non si aspetti altro che un’offensiva per contrattaccare, in una costante ricerca dell’occasione per imporre la forza e speculare sull’economia della morte.

Lo Stato Islamico, direttamente o indirettamente, ha ottenuto buona parte delle risorse dagli stessi Paesi che ora si dichiarano pronti a combatterlo, e di ciò abbiamo prove rilevanti (basta pensare alle accuse incrociate dei leader mondiali o al supporto occidentale all’ascesa degli studenti islamici prima, e degli imam del Califfato ora); sono inutili i semplici raid a tappeto, o le offensive via terra, si tornerebbe ad un Vietnam su scala internazionale.

Non solo: consideriamo che molti attentati sono il risultato di processi culturali che si verificano nello stesso Occidente, attraverso i canali mediatici.

Per molti, la violenza è l’unica risorsa per diventare qualcuno, per avere un momento di effimera, crudele gloria nel flusso delle notizie.

Bloccando l’economia della guerra e promuovendo la promozione della persona umana, offrendo le possibilità perché tutti realizzino le proprie attitudini e speranze, non solo si soffocherebbero le cellule terroristiche, ma anche – e soprattutto – eradicherebbe l’idea che solo il male è la via per affermarsi nel mondo.

Ma se tutto gravita attorno alla continua ricerca del profitto fine a se stesso, del potere svincolato da ogni etica, prevenire lo scontro armato non sarebbe un’enorme inversione di tendenza, uno sconfessare un sistema di valori, basato sulla cosificazione delle strutture fondamentali del vivere?

Andrea Miccichè

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