Rubrica #RiflessioniCristiane: Un pizzico di amore in quel che facciamo…

Roma, 31 ottobre 2017
Cos’è il lavoro? Domanda semplice e complessa in egual modo.
Nessuno può evitare di pensarvi: tutti siamo chiamati a lavorare. Ma lavorare per cosa? Qual è il motivo del nostro lavoro?
Il lavoro non è soltanto fatica, non è soltanto dovuto, non è soltanto impegno inderogabile: il lavoro è spia della nostra crescita. Un uomo e una donna che lavorano, felici e appagati del loro lavoro, sanno di contribuire all’umanità.
L’inciso di cui prima, ovvero il lavorare appagati e felici, è conditio sine qua non della bontà del lavoro.
Ogni uomo è un dono per tutta l’umanità: anche il suo lavoro.
Se io sono un semplice fattorino, e amo il mio contributo alla comunità tutta, sono un uomo felice, una persona che sa cosa significhi essere utile e sentirsi tale: una persona matura e realizzata.
E’ questo ciò che manca alla mia generazione (i nuovi trentenni): si studia tanto, ci si forma in vari modi, trasversalmente, e poi, senza nemmeno accorgersene, ci si ritrova a elemosinare una qualsivoglia occupazione.
Perché queste riflessioni in un blog sui “segni dei tempi e la vita ecclesiale”? La domanda esige risposta.
Siamo credenti in cammino, tutti noi, giovani e vecchi, e, per camminare, dobbiamo interagire col mondo attraverso il nostro lavoro.
L’antica intuizione benedettina dell’ora et labora è quanto mai biblica: l’uomo ha il compito di custodire la creazione e diviene sempre più tale nel far crescere quest’ultima, per mezzo delle sue cure.
Dio, nella concezione della Genesi e, dunque, cristiana, lascia all’uomo il compito di curare quella creazione buona, bella.
Oggi, nelle contingenze storiche più che mai frammentate, si avverte uno squilibrio. Il vantaggio economico, i benefit, l’efficientismo indiscriminato hanno portato a non vedere più l’uomo che lavora, ma il lavoro che, per alcuni un miraggio, fagocita i lavoratori.
Si creano così lavoratori infelici, persone che si sentono quasi trasparenti nella compagine sociale: nessuno di noi deve essere un piccolo “ragionier Fantozzi”…

Come cristiani è bello educare i nostri amici, i nostri figli, i nostri nipoti, a mettere amore e desiderio di bene in ogni compito, in ogni lavoro.
Forse, a partire dal nostro contributo e la nostra fiducia nella bontà della società, il lavoro sarà spia della maturità completa di ognuno di noi.

Il mondo cambierebbe e sarebbe, probabilmente, meno pieno di ansietà e infelicità varie.
Questa sorta di editoriale per #RiflessioniCristiane, vuole, in linea con la tradizione di questa rubrica, fare riflettere. Come avete avuto modo di vedere, non ho tenuto in considerazione statistiche e analisi varie: ho semplicemente fatto sintesi del problema.
Questo è tutto, cari lettori… che bello amare quello che si fa!
A presto.
Luca Sc.

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