Rubrica #VangeloDomenicale: 29° Domenica del Tempo Ordinario. Gesù spiazza la prevedibilità umana.

Roma, 21 ottobre 2017

Il Vangelo di questa Domenica (Mt 22,15-21) ci insegna quanto l’uomo possa essere prevedibile. Noi tutti, quando ci scagliamo contro la verità e la osteggiamo, diveniamo profondamente tali.
Farisei e Erodiani, tra loro d’accordo, vogliono mettere Gesù in crisi; essi, pur di non sentirLo, farebbero di tutto: persino fare fazioni oggi definibili “di larga intesa”.

I due gruppi sono infatti diversi, seppur non agli antipodi estremi. Gli erodiani, la stessa dicitura lo indica, seguono la stessa visione di Erode e, di rimando, sono favorevoli alla supremazia romana sui territori Isrelitici. I farisei vedono tale sottomissione al potere straniero come segno di un “castigo di Dio”, ma non la osteggiano, richiamando un ritorno al Signore attraverso la pietà personale. Gli zeloti, che non figurano in questa offesiva dalle larghe intese, sostenevano la linea dell’ostilità manifesta al governo di Roma.

Fatte le dovute contestualizzazioni socio-culturali, ci si soffermerà sul concetto iniziale: la prevedibilità dell’azione di quegli uomini che non vogliono accettare la bontà della Via (Gesù) che conduce, veramente, a Dio.
Questi gruppi si mettono d’accordo per mettere in difficoltà il Rabbì di Galilea…Per fare del male, se ne evince, bisogna che si consiglino, che trovino le modalità più efficaci: tutto ciò, ribadisco, è umanamente prevedibile.

Non hanno fatto i conti con la potenza della verità, con la spiazzante semplicità del bene. Gesù, vera Via verso il Padre (gli avversari stessi lo affermano: Mt 22,16) conosce l’animo umano, alza lo sguardo al di sopra degli intrighi malevoli: il Cristo sa che quegli stessi uomini che lo vogliono far cadere in errore sono immagine di Dio.

Il Bene guarda sempre oltre i fini mediocri, il Bene recupera l’essenziale e mantiene vivo il ricordo di ciò che vale.
Cosa vogliono difendere le fazioni, se non la realtà a loro favorevole costituitasi? Mediocri finalità, per l’appunto.

Il potere umano resta tale, basta, però, avere sempre dinanzi una verità fondamentale: l’uomo, nel suo essere immagine somigliante di Dio, ha bisogno di riconoscersi a Lui debitore. “A Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” non è recepibile dal Vangelo come un proverbio da profondere in varie eventualità, ma esprime, in profondità, quel che è l’essenza ultima dell’uomo.

“Dare a Dio quel che è di Dio” significa riconoscersi uomini da Lui amati, significa essere meno prevedibili di fronte al male del mondo, significa lasciar stare i propositi poco limpidi e guardare a ciò che davvero ha valore.
Il riconoscersi creature amate, nondimeno, non deve indurci in continuo conflitto societario, semmai deve richiamare al giusto dimensionamento e uso del potere umano.
Una sintesi non prevedibile che solo Cristo poteva darci!

Buona Domenica, cari lettori!
Luca Sc.

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