Rubrica “Segni dei tempi”. Correctio filialis: la parabola della scontentezza. Facciamo il punto sugli attacchi ad Amoris Laetitia di queste ultime settimane…

​Caltanissetta, 5 ottobre 2017

La parabola del Padre Misericordioso è di spaventosa attualità, ecco quale potrebbe essere il titolo della Correctio filialis de haeresibus propagatis (Correzione filiale riguardo alle eresie propagate), il documento firmato da 62 professori e sacerdoti, in cui si denunciano gli errori – anzi le eresie – di Papa Francesco, diffuse essenzialmente tramite l’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia.

L’unico scontento della parabola è il figlio maggiore, che rinfaccia al Padre il servizio svolto con dedizione e gratuitamente, ed è quasi invidioso del trattamento riservato al fratello peccatore.

Una porzione della Chiesa è scontenta della Misericordia, annunciata dal Santo Padre, per quanti, avendo riconosciuto il proprio peccato, chiedono la Grazia.

Come è stato affermato dai due Sinodi sulla famiglia, il vincolo coniugale è indissolubile.

Tuttavia, le situazioni attuali richiedono un maggiore approfondimento.

La chiusura netta non è la soluzione e, nonostante i firmatari della Correctio sembrino sostenere ciò, il magistero costante non ha mai disgiunto la regola generale dall’attenzione al caso singolo.

Il peccato di adulterio comporta non solo una rottura di un vincolo indissolubile, ma apre a nuove unioni (che Amoris Laetitia non giustifica), possibilmente con figli, rendendo difficile un completo ripristino della legittimità matrimoniale.

La cura pastorale non è stata sempre efficace: Papa Francesco, nel segno della collegialità, ha scelto di intraprendere una strada di confronto per trovare la corretta declinazione della Verità nella Carità.

I firmatari della Correctio, saltando – forse con malizia – questi passaggi fondamentali, attaccano i risultati dell’opera sinodale: secondo loro tutto si risolve in uno slogan Comunione per tutti!

Falso! il Papa chiede alla comunità cristiana di offrire strumenti di conversione, che riportino i fedeli con situazioni non conformi alla vocazione matrimoniale sulla via di Cristo.

Ciò vorrà dire, in ultima analisi, portarli gradualmente a interrompere la relazione more uxorio con il nuovo compagno/compagna.

La regola rimane, ma le modalità per giungere all’obbedienza sono tracciate secondo una pedagogia nuova.

Ritornando alla parabola del Padre Misericordioso, possiamo contemplare questo Dio che non accusa il figlio che torna, ma lo riveste della precedente dignità.

Ricordiamo che questo figlio è tornato sporco, con le vesti lacerate, povero, segnato dall’esperienza di peccato: allo stesso modo, quanti vivono una situazione di divorzio sperimentano già le conseguenze dannose del loro comportamento e, quando chiedono di tornare a Dio, hanno bisogno di chi – con fermezza e carità – li guidi verso la piena comunione.

Andrea Miccichè

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