Anni ’60 e bellezza del presente

Non so se avete visto un programma della TV nazionale, che si trova già alla sua seconda edizione…

“Il Collegio”, al martedì sera del secondo canale, è una “biblioteca” di suggestioni.  

È un misto tra reality bello e buono e esperimento culturale. L’anno scorso i ragazzi mangiavano al mattino il famigerato olio di fegato di merluzzo: uno squallore per loro inconsapevolmente malcapitati e catapultati in una classe degli anni ’60.

Niente da fare, gli anni del boom economico gli italiani non li vogliono proprio dimenticare… Anni di speranza,  di ambizioni, di affettività un po’ più genuine che oggi, di ruoli familiari dai contorni definiti. 

Forse, adesso, noi leggiamo quel periodo storico in modo idilliaco. Ma queste considerazioni bastano a portare avanti un ulteriore pensiero in merito. Andiamo pian piano.

Che cosa sono stati gli anni ’60? Sono stati anni di propensione al futuro: si guardava alla luna non più come il Leopardi di “Canto di un pastore errante dell’asia”… 

Si guardava alla famiglia come la cornice a tutte le possibilità e le realizzazioni, seppur con gli inevitabili errori, molto probabilmente inconsapevoli, dei loro componenti.

Eppure il tessuto sociale reggeva e di Baumann ancora non se ne sapeva nulla…

“Società liquida” a parte, il mondo forse era più semplice, sebbene non ci fossero le possibilità innumerevoli di oggi.

Chi vi scrive non ha vissuto quel periodo di 50 anni or sono, ma sa che oggi vi sono tantissime possibilità di bene inespresse. Più che nei meravigliosi anni del boom economico…

I ragazzi non hanno bisogno di “Collegio” vecchia maniera, se non soltanto per un ludico loro esperimento-gioco…

Scrolliamo di dosso questo mito dell’età d’oro: non ci serve più.

Molte fiction, programmi tv e mode sono protesi in questo mood: sono fuorvianti, non fanno trovare il bene possibile oggi.

Magari sto ingigantendo troppo la questione, ma il discorso deve essere comprensibile e io, da scrittore, devo essere concreto. 

Guardiamo al bene di oggi, alle consapevolezze belle dei ragazzi di questi anni. Da queste dobbiamo partire, da queste dobbiamo costruire, da queste dobbiamo leggere il futuro.

Niente di più facile e niente di più difficile. 

Parlo ora a sensibilità credente: tutto questo significa trovare i segni buoni del Vangelo che si fanno avanti nel mondo. 

In questi anni ’10 del XXI secolo ci sta vita bella che profuma di Vangelo… e ce ne sta tanta.

Un augurio e un proposito. Un guardare oltre. Un sognare nuovi bei ricordi per i nostri figli.

Con questa nota poetica vi saluto.

A presto.

Luca Scavone.

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