Rubrica “Vivere il Vangelo”: Il vero tempio

Modena, 9 settembre 2017

Da alcuni mesi abito a Cavezzo, un piccolo paesino della bassa modenese colpito dal terremoto del 2012. Qui tutti si chiamano come me… in un piccolo cimitero si trovano i miei bisnonni. Sono andato a trovarli  un po’ di tempo fa, quando il luogo del loro sonno era ancora inagibile, poi sono tornato quando i lavori di restauro hanno aperto un varco per raggiungere le mie radici: ho lisciato con le mani del desiderio tombe polverose e nomi antichi, quasi dimenticati. Ogni nascita è avvolta sempre dal mistero e dal mito: in fondo nessuno sa come è nato, qualcuno deve raccontarglielo, perché nessuno si è fatto da sé, ma si riceve in dono.

Il mio balcone scruta il campanile della chiesa, che svetta stentante al cielo senza la cima, come un dito incerottato, proteso da una mano fasciata: l’edificio in fase di restauro ha come tetto le nuvole di giorno, le stelle di notte. E il mio cuore va alle parole di Cristo sulla distruzione del tempio… 

La storia di questo luogo di incontro tra Dio e l’uomo era partita tanto tempo prima, nel deserto, quando una voce misteriosa aveva convinto un uomo salvato dalle acque a guidare un popolo fuori dalla schiavitù degli egiziani e del cuore. Il Dio dei padri voleva camminare con un popolo di gente in viaggio e aveva ordinato di costruire una tenda itinerante, dove essere il pastore di un gregge umano alla ricerca dei pascoli della vita eterna. 

Mi colpiscono i nomi dei due artigiani scelti da Dio stesso per realizzare il santuario e il suo arredo. La Bibbia li descrive come profeti ispirati: Besalél e Ooliàb. Il primo nome significa “all’ombra protettrice di Dio”, il secondo vuole dire “la tenda del padre”: il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe voleva che la dimora di Dio fosse un luogo simile alle braccia di un papà, in cui si nasconde un figlio per cercare amore e conforto. 

Ma questo era solo un segno di quello che sarebbe venuto. Una donna secoli dopo si sentirà dire da un angelo che la potenza dell’Altissimo l’avrebbe coperta con la sua ombra: grazie a lei Dio avrebbe trovato posto tra i volti degli uomini, ponendo la sua tenda di carne in mezzo a loro. Il tempio poteva sparire, perché era arrivato finalmente il luogo vivente dove incontrarsi con l’amore del Padre, attraverso gli occhi di un Figlio disposto a camminare fin dentro al tuo cuore per mostrarti la gioia di Dio. Gesù, l’uomo-Dio, e Maria, sua madre: i due veri artisti di Dio. 

Alle tre di un pomeriggio di tanti anni fa il velo che separava Padre e figli si squarciò per sempre, perché l’amore pretende un abbraccio senza ostacoli tra i due amanti. Dio si era fatto come noi per farci come lui: anche noi templi dello Spirito Santo, case di un Dio che non si stanca di bussare alle porte arrugginite dei nostri cuori per venire a mangiare con noi il cibo della gioia, che è l’amore. 

San’Ignazio di Antiochia, martire del secondo secolo diceva ai cristiani dell’epoca e di sempre: “Siete pietre del tempio del Padre, preparate per l’edificio di Dio Padre, innalzate fino alla sommità per mezzo della macchina di Gesù che è la croce, che si valgono come fune dello Spirito Santo; ed è la vostra fede ciò che vi solleva, e l’amore è la via che vi innalza a Dio”. 

Oggi aspetterò un amico che non vedo da tanto tempo: entrerà a casa mia, una piccola casa in affitto  che guarda alla chiesa mutilata di Cavezzo. Gli aprirò la porta del mio cuore, non avrò paura a fargli vedere le crepe che il terremoto delle mie fragilità ha provocato sulle pareti del mio intimo. So che l’amore è più forte. Mancano quadri alle pareti, possiedo solo i disegni dei miei piccoli alunni: so che l’amore è più creativo. Avremo poco tempo per stare insieme: so che l’amore supera il tempo e rende eterno un istante. Farò col cucchiaino un sorriso nel caffè per accendere le chiacchiere e i saluti. Accoglierò il mio Signore che viene a trovarmi col volto di un compagno di viaggio. E accetterò di entrare nella casa della sua amicizia. Lo stupore più grande è sempre questo: quando accogli il Signore, ti accorgi che Lui già ti stava ospitando nella dimora del suo cuore.

Stefano Golinelli

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