Rubrica sui “Segni dei tempi”. Il Papa al Meeting di Rimini. 

Caltanissetta, 22 agosto 2017

​Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo: con queste parole del Faust di Goethe si apre il XXXVIII Meeting per l’amicizia fra i popoli di Comunione e Liberazione a Rimini.

Eredità, memoria e storia: lo scambio generazionale si muove in tre tempi, scanditi dall’esperienza di vita quotidiana.

E proprio sulla quotidianità si corre il rischio dell’oblio: non è scontato mantenere il fuoco di coloro che ci hanno preceduto, anzi, si cerca sempre di emanciparsi dal peso della memoria per costruire un io fittiziamente nuovo e diverso.

Ma, come la pianta priva di radici è destinata a morire, così un’identità senza memoria è un’opprimente maschera.

E noi cristiani?

Il Papa, nel messaggio rivolto al Vescovo di Rimini, ricorda che la nostra fede è vissuta nel presente e proiettata al futuro, ma è ricca di una feconda memoria.

Un atteggiamento di missionarietà ci slancia in avanti, senza però dimenticare che la Chiesa è incarnata nella storia.

Come vivere, dunque, la storia?

Con lo stesso atteggiamento della Vergine Maria, cioè custodendo e meditando nel cuore gli eventi meravigliosi del Figlio.

Due tentazioni sono da rifuggire: la nostalgia dei bei tempi che furono e la furia omicida contro il passato.

Sia la restaurazione dell’Ancient Régime che i roghi alla Fahrenheit 451 sono il segnale di una profonda crisi di fede, di sfiducia nel Dio Incarnato.

E vivere la storia cristianamente vuol dire accogliere la sfida della memoria, ritrovando l’equilibrio tra ciò che abbiamo ricevuto e ciò che siamo capaci di dare: in questa dinamica c’è il nostro essere uomini, la cui fisionomia si realizza nel problema del passato e nella costruzione del futuro.

Riguadagniamo l’eredità, custodendo il deposito della fede e accettando la novità delle situazioni.

Questa è la missione di ogni persona e della Chiesa, come ha indicato il Concilio Vaticano II: far proprie le “gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi”, amplificando l’eco di ciò che è genuinamente umano nel cuore di ciascuno.

Andrea Miccichè

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