Rubrica “Vivere il Vangelo”: Il pane della vita

       Ieri pomeriggio mi sono trovato con due amici a riempire sacchi di grano, per aiutare un terzo amico che ha la campagna. I piedi letteralmente sommersi dai chicchi, le risate, la polvere e la fatica sono i ricordi che questa notte ho portato con me e che stamattina riemergono sotto forma di parole, per seguire il filo rosso della vita, che negli ultimi due anni mi ha fatto incontrare più volte il mistero del pane. 

Dall’incontro con un amico fornaio, di cui ho visto la tenacia per realizzare la sua passione; alla conoscenza di una persona che mi ha cambiato la vita, e che entrò nel mio cuore quando un giorno chiusi la Summa Teologica di Tommaso, per portarle un prodotto di quell’amico fornaio; alle torte fatte, e agli esperimenti con la farina condivisi con un fratello; ad alcune adorazioni eucaristiche forti… fino ai sacchi di grano di ieri pomeriggio. Pane e parole che in questi due anni mi hanno fatto compagnia nel quotidiano, laica trasformazione, sull’altare delle mie giornate, di esperienze comuni in incontri col mistero di Dio.

 Dice papa Francesco nella Laudato si’ che “la grazia […] raggiunge un’espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura. Il Signore, al culmine del mistero dell’Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimità attraverso un frammento di materia. Non dall’alto, ma da dentro, affinché nel nostro stesso mondo potessimo incontrare Lui”.

È così semplice il pane eppure così difficile da impastare, così scontato e nello stesso tempo così essenziale alla vita… come la fede, come l’amore. Il cristianesimo non è un insieme di idee, ma il dono di pane e parole che ti cambiano la vita in un incontro che ti supera, che spesso non accetti, perché è più grande di te, che immancabilmente tradisci, ma senza cui, una volta assaporato, non puoi più vivere. E allora tremi davanti ai tuoi peccati, alle ferite date e ricevute, alla tua pochezza, ma non puoi fare a meno di ringraziare questo Dio-cibo, che con umiltà si presenta ogni giorno da te con la testardaggine di una madre che tutte le mattine fa trovare sul tavolo la colazione al suo bambino, anche quando fa i capricci. 

Nicola Cabasilas, un laico ortodosso, grande teologo vissuto nel XIV secolo, parlando dell’Eucaristia, diceva che “il pane di vita, lui stesso è vivente e per lui veramente vivono coloro ai quali si comunica. Sicché, mentre il nutrimento si trasforma in chi l’ha mangiato, e il pesce o il pane o qualunque altro cibo diventano sangue dell’uomo, qui accade tutto il contrario. È il pane di vita che muove chi se ne nutre, lo trasforma e se lo assimila; siamo noi ad essere mossi da lui e a vivere della vita che è in lui”.

Ci dia il Signore la grazia di abbandonarci a Lui e diventare Eucaristia per ogni fratello e sorella che ci chiedono un boccone d’amore.

Stefano G.

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