Venti di guerra…

Roma, 14 agosto 2017

Venti di guerra invadono i nostri giorni estivi, cari lettori. Siamo alle soglie di una guerra nucleare?  Alle porte di un’ultima guerra? 

Citando a braccio Einstein, sappiamo come dopo ci ritroveremo: talmente “auto-distrutti” da sapere che la guerra post-nucleare sarebbe con clave e bastoni.

Una guerra nucleare non lascerebbe niente. 

Capi di stato fan vedere le loro forze, studiano nuove tecnologie e noi stiamo a guardare attoniti. 

Che fare in questa vigilia della festa del 15 agosto (Assunzione di Maria al cielo)? Che fare dinanzi a questi avvenimenti?

In un mondo intriso di caos anche il nostro cuore è inquieto…

L’inquietudine societaria e politica, forse non ce ne accorgiamo abbastanza, coinvolge anche i nostri stati d’animo giornalieri. E noi siamo come centrifugati…

In questa altalena di precarietà sul futuro, guardiamo anche al nostro piccolo presente quotidiano e, ahinoi, ci rendiamo conto di quanto ci sfugga.

Che fare dunque? 

Questo articolo,  ovviamente,  non dà, e non può dare, la medicina ai mali personali e del mondo; può, però, credere in un futuro di speranza.

Speranza che le nostre piccole azioni possono cambiare il futuro  di tutto il pianeta.

Speranza nelle nostre capacità di bene; fiducia, per chi crede in Dio, al valore delle nostre preghiere.

La pace, tanto anelata e tanto richiesta, è un dono che si fabbrica, a poco a poco, nelle nostre vite.

Qui non si fa retorica: qui si è molto concreti.

Di fronte ai venti di guerra che invadono il mondo  diciamo a noi stessi: “Oggi nel mio piccolo angolo di pianeta porterò la pace”. NON È UNA FAVOLETTA PER BAMBINI.

Sicuramente quello che sto scrivendo vi ricorderà l’educazione civica delle elementari…

Ma da bambini si comprende solo in modo germinale tutto questo.

La pace ha un valore talmente trasversale da non essere mai frutto di retorica: in qualunque scelta quotidiana “de-nuclearizziamoci” da qualsiasi caparbietà e rivendicazione. 

Forse, a partire da questi nostri modi, il mondo si ritroverà, un giorno, a non cadere più in ideologie e regimi dittatoriali… Tutto ciò a partire da scelte concrete e da noi, uomini concreti.

Siamo chiamati a dimenticare torti subiti; siamo chiamati a non guardare sempre e solo alle nostre ferite; siamo chiamati a non ingigantire quanto patito.

“Perdere la pace per la pace”, chioserebbe, con simili parole, Papa Paolo VI.

Ecco tutto, cari lettori. Buona vigilia di ferragosto, buon riposo o buon lavoro.
A presto.

Luca Sc. per la rubrica “Riflessioni Cristiane”.

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