Editoriale “sui generis”. Soffermiamoci “con cura”.

Il valore del silenzio si è un po’ perduto. Frase banale, seppur non così scontata. Nell’era della messaggistica istantanea e dei social alter ego ci si ritrova sommersi di informazioni il più delle volte velleitarie: futili passatempi forieri di relazionalità vacua. Ultimamente il sottoscritto ha dovuto concedersi delle vacanze forzate. Niente di più provvidenziale! È in questi momenti che si riscopre il valore della preghiera e il gusto per quello che ci rende più umani. Si avverte una “brezza leggera” di provvidenza, che vale oro puro e di finissimo pregio. 

Nessuno può dirsi auto-immune dal circo dell’immagine e dal “dover correre”, per stare all’ultimo passo di snapchat. 

Soffermiamoci, almeno una trentina di minuti al giorno, pensando a far qualcosa con cura: la medesima cura che ha Dio per la nostra storia. Ci si rivedrà pieni di “Buona Nuova” da condividere: messaggi “granitici” nell’evo dell’istante.

A presto.

Luca Sc.

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