Misericordia et misera, una Lettera Apostolica che traccerà ai posteri il ministero di Papa Francesco.

Misericordia et misera: questo il titolo dell’ultima Lettera Apostolica di Papa Francesco, promulgata in occasione della chiusura del Giubileo della Misericordia. Il titolo, le prime parole del documento, prende spunto dalla definizione che dà Agostino nel Vangelo dell’adultera dei due protagonisti, i quali sono dal Vescovo di Tagaste identificati come Misericordia (Gesù) e Misera (adultera). È l’esperienza di ciascuno di noi che ha potuto vivere concretamente il perdono. 

Il presente documento, a modesto parere, sarà dai posteri definito quale testamento spirituale del Pontefice. Tutti i temi a lui cari, infatti, sono qui stati trattati.

La gioia: nessuno che è stato “misericordiato” (neologismo bergogliano della Lettera), può rannuvolarsi in cattivi pensieri, in visioni disperate sul futuro. Di certo non si vive in tempi rosei, ma il cristiano è portatore sano di gioia (o almeno tenta di esserlo…).

Missionari di Misericordia e perdono. Per volere di Francesco il ministero di questa parte di clero non si è esaurisce con l’Anno Santo straordinario: fino a decisione contraria tali presbiteri continueranno questo loro speciale servizio. Inoltre, il peccato di aborto può continuare a essere assolto da tutti i sacerdoti, (quest’anno era l’eccezione: normalmente solo il Vescovo e alcuni sacerdoti autorizzati potevano far ciò).

Giornata Mondiale dei poveri: il Papa ha indetto per ogni Domenica di Cristo Re questa ricorrenza. I poveri sono i primi destinatari della misericordia, sono i primi destinatari dell’amore di tutta la Chiesa. La genuina azione di misericordia passa, in modo germinale, per la sollecitudine verso chi vive precarietà e disagio. La Chiesa riconosce i suoi tratti peculiari nel mondo attraverso questa sua predilezione dell’amore a chi è privo del necessario.

Famiglia: in essa bisogna vivere la gioia del Vangelo; la bellezza della vocazione familiare bisogna che si sottolinei nonostante le di lei crepe e, nondimeno, le ombre della società odierna in merito.

Concludo questo sunto con un appunto: consiglio vivamente la lettura del testo della Lettera. Potrete scorgere i tratti di un uomo e di un Pontefice che ama condensare tutto il suo sentire spirituale (e quindi anche ecclesiale) in soli 22 paragrafi. Quattro anni sintetizzati in poche pagine: un vero lascito ai posteri.

A presto.

Luca Sc.

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