Dalla fede e lode a Dio alla volontà di dialogo. La bontà del viaggio in Svezia del Papa.

Roma, 31 ottobre 2016.

In questi ultimi giorni nei social si è pubblicato molto sul viaggio ecumenico in terra svedese di Francesco: non nego che alcuni post sembravano abbastanza duri.

Io ho seguito il viaggio in Svezia, da telespettatore, ma pur sempre col piglio del blogger baccelliere in Sacra Teologia. Non ho visto derive, non ho visto stravolgimenti cataclismatici, non ho visto irenismo acritico: ho visto soltanto volontà di dialogo, doverosa volontà di dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica. “Abbiamo la possibilità di riparare superando controversie e malintesi”: questo il pensiero del Papa.

La parte della commemorazione, che più ha potuto positivamente colpire, è stata quella accompagnata da tre canti liturgici: Laudate Dominum, Veni Sancte Spiritus e il “Laudate Dio” cantato in vernacolo. L’assemblea tutta cantava in modo gioioso, partecipativo. 

Il Papa, citando nel suo discorso San Giovanni Paolo II, auspica alla ricerca della verità: bisogna, però, restare come tralci vivi uniti a Gesù. Senza di Lui non possiamo fare nulla: Egli ci incoraggia a trovare i modi per rendere l’unità sempre più evidente.                                                                                       Dalla separazione abbiamo tutti però compreso che senza il Cristo non possiamo fare nulla. Così continua Francesco, quasi in chiusura, sottolineando anche che la riforma ha contribuito a dare maggior centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa.

“Chiediamo al Signore che la sua parola ci mantenga uniti perché essa è fonte di nutrimento e di vita”. Questa la preghiera del Pontefice nella sua allocuzione. 

Toccante la declamazione degli impegni reciproci tra Cattolici e Luterani; molto apprezzata l’antifona-giaculatoria eseguita dal coro dei bambini: gli stessi che, ad ogni invocazione impegno, si avvicinano a portare la luce ai grandi candelabri della Cattedrale di Lund. Segno del richiamo al futuro costruttivo e dialogante. 

Altro segno tangibile di collaborazione è il momento della firma, seguita da applausi accorati, della dichiarazione congiunta, tesa a risanare la ferita del Corpo di Cristo, tesa a voler risanare l’unità trai cristiani.

Che dire: Ut unum sint

Seguite l’altro appuntamento ecumenico a Mälmo.

A presto.

Luca Sc.

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