Padre Rupnik a #Giubileocorali: cantare nella Gerusalemme Celeste.

Padre Rupnik, gesuita, artista di fama mondiale e direttore del Centro Aletti, è l’ultimo ad intervenire al #Giubileocorali.

In trent’anni di sacerdozio non ha mai neanche cantato “Il Signore sia con voi” durante la Santa Messa: questo il suo esordio spiritoso al convegno. 

Innanzitutto comincia col sottolineare che la celebrazione Eucaristica è un incontro, è il nostro arrivo nella Gerusalemme Celeste. È l’ingresso in quella piazza d’oro descritta nel libro dell’Apocalisse.

Se il Signore ci ha portato ad essere suoi commensali, la prima cosa importante è sapere che al banchetto i canti li decide Lui: questa la continuazione del poliedrico gesuita; le Corali devono pertanto sintonizzarsi nel canto dell’ottavo giorno, degli ultimi tempi, dell’eschaton, del mondo compiuto in Cristo.  

La Messa ci porta fuori dal mondo, ma ci dà esperienza della fine, di ciò che si compie. Dobbiamo “eucaristizzare” il mondo, vedendo i segni di Cristo trasfigurante il nostro quotidiano…il pane, ad esempio, deve ormai richiamare noi cristiani al Pane donato per la vita degli uomini.

Questa la chiave di volta per capire il fare coro, il fare arte liturgica; un canto artificioso non serve, dovendo esso costitutivamente rifarsi alla liturgia stessa, a quella porta aperta sulla Gerusalemme Celeste.

Rupnik auspica a che si entri nel sacro, a che si comprenda l’eschaton, senza fuorvianti idealismi protesi a un futuro: a noi interessa vivere la vita eterna oggi. Questo può avvenire attraverso la liturgia: non a caso, in ogni Messa noi facciamo esperienza di essere dei risorti.

Il relatore chiosa fermamente con simili parole: molte volte noi non esperimentiamo la Celebrazione Eucaristica, il suo significato profondo. Niente di più necessario per dei membri di corali.

Abbiamo talvolta perso l’esistenza secondo Dio, lascia intendere il padre gesuita: non sappiamo più che Dio vive come relazione. Questo, pertanto, deve portare ad evitare, tra noi, nella comunità cristiana, nei cori, l’egocentrismo: l’arte deve comunicare, ma deve svuotarsi della nostra performance. 

Questo il monito di Rupnik per #Giubileocorali.

Grazie per averci seguito in questa giornata densa e significativa.

A presto.

Luca Sc.

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