Il perdono giovane di Francesco

Le ultime settimane di apostolato di Papa Francesco sono state l’eco del perdono intessuto di misericordia. Non è solo a motivo dell’anno giubilare straordinario che il Pontefice, forte della sua spinta evangelizzatrice, preme sul tema del perdonare, ma anche perché esso è spia del più intimo segno del Vangelo nella società. Quella società che trae nuova linfa dalle giovani generazioni e dal dialogo interreligioso rappacificati.

Andiamo per ordine.

Il fil rouge di queste giornate in ascolto del Papa ci è stato donato proprio dal luogo assisiate del perdono per eccellenza: Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola.

Francesco ottocento anni fa esclamò “voglio portarvi tutti in paradiso”; oggi Papa Francesco ci ricorda di quel perdono di cui abbiamo tutti bisogno: “Qualcuno qui non ha bisogno di perdono?”. Con tanta semplicità dal sagrato della Basilica così ha esordito il Pontefice.

Il perdono si è fatto tema tangibile già dal dialogo imbastito con i giovani italiani a Cracovia il 27 luglio scorso.

Alla richiesta sul come perdonare di Andrea, una ragazza di 15 anni vittima di bullismo a causa delle sue origini, Francesco dà una linea guida inequivocabile: “Si può perdonare totalmente? È una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Noi, da noi stessi, noi non possiamo: facciamo lo sforzo, tu lo hai fatto; ma è una grazia che ti dà il Signore, il perdono, di perdonare il nemico, perdonare quello che ti ha ferito, quello che ti ha fatto del male. Quando Gesù nel Vangelo ci dice: “chi ti dà uno schiaffo su una guancia, dagli l’altra”, significa questo: lasciare nelle mani del Signore questa saggezza del perdono, che è una grazia. Ma a noi spetta fare tutta la nostra parte nel perdonare”.

Il giorno dopo, il 28 luglio, accogliendo i giovani al parco Jordan di Blonia e parafrasando il tema della GMG 2016, “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”, Bergoglio dona la fisionomia del cuore misericordioso.

[…] La misericordia ha sempre il volto giovane.” Misericordia vuol dire futuro, domani, sogni. Sarà proprio il perdono a cambiare la società, a scuoterla, a svegliarla? Invito il lettore ad ascoltare a riguardo la versione italiana dell’inno della GMG di quest’anno…

Il Pontefice chiama a sognare nel nome della misericordia, nel nome del perdono da/in Gesù Cristo, che spinge i giovani a guardare in alto. “È Gesù Cristo che ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto. “Ma Padre – qualcuno può dirmi – è tanto difficile sognare alto, è tanto difficile salire, essere sempre in salita. Padre, io sono debole, io cado, io mi sforzo ma tante volte vengo giù”. […]. Se tu sei debole, se tu cadi, guarda un po’ in alto e c’è la mano tesa di Gesù che ti dice: “Alzati, vieni con me”. “E se lo faccio un’altra volta?” Anche. “E se lo faccio un’altra volta?” Anche.”.

Da qui viene più semplice comprendere appieno quel fuori programma delle Confessioni in Basilica a Santa Maria degli Angeli. Il perdono vissuto che si fa esperienza concreta di vita, che si fa progetto per un mondo migliore, che porta alla pace entro la società, alla comprensione piena dell’altro che, qualora venisse a mancare, potrebbe rendere noi xenofobi e, possibilmente, pseudo-cattolici oltranzisti. Quell’ora di Confessione, quel fuori programma, non è solo sacramento amministrato, ma anche, e soprattutto, evangelizzazione vissuta, esperienza emblematica di un futuro riconciliato. Non casualmente alla Porziuncola Francesco ha abbracciato l’Imam di Perugia.

Altrettanto non casualmente la Messa di chiusura della GMG, dal Campus Misericordiae alla periferia di Cracovia, ha visto il Papa animare i giovani presenti: “Cari giovani, non vergognatevi di portaGli [a Cristo] tutto, specialmente le debolezze, le fatiche e i peccati della Confessione: Lui saprà sorprendervi con il suo perdono e la sua pace”.

La sorpresa di Dio si fa sorpresa anche a partire dal ministero di Pietro. I giovani, chiamati più volte dal Papa a gridare “Misericordia!” in quel di Polonia, sapranno fare tesoro di questo progetto capace di abbattere le nuove cortine di ferro della nostra odierna società?

La parola al lettore che spera di farsi postero nel mondo futuro e sognatore.

Luca Sc.

 

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